Solo in Italia poteva succedere che vi fosse un'interrogazione
parlamentare per una partita di calcio.
Perchè gli errori commessi
dall'arbitro incidono suglii andamenti borsisistici? Tutto ciò che
succede in Italia incide quasi sempre sui titoli in borsa e quasi sempre
a sfavore dei piccoli risparmiatori ed a favore dei grossi investitori.
Credo quindi che la politica abbia cose ben più importanti a cui
pensare, visto che è in atto da parte del governo Renzi un piano per il
lavoro che ha ben poco di promettetente.
O queste sono le solite
distrazioni di massa, visto l'interesse smisurato che l'italia ha per il
calcio e visto come gli italiani si accalorono per un'inutile partita?
lunedì 6 ottobre 2014
Il giochino della salvaguardia=nuove tasse
Purtroppo Bechis dice una cosa molto giusta che regolarmente si avvera, come è successo con i due aumenti iva dal 20% al 21% e poi ancora dal 21% al 22%.
Inoltre fanno credere che vi saranno due o tre aumenti, poi fanno i magnanimi e si limtano ad uno o due, così fanno ingoiare meglio la pillola, almeno per i creduloni.
I nuovi 51 miliardi di tasse-Pane, latte e ancora case - Franco Bechis (Libero del 3 ottobre 2014)
Maxi-clausola di salvaguardia nella manovra. Il governo garantisce all’Ue: se le riforme falliscono, rialzi automatici alle imposte indirette. Salasso su Iva, benzina e immobili
È un giochino che ormai procede da quattro anni buoni di finanza pubbli-
ca. Dall’ultimo anno del governo Berlusconi in poi: lo fece Giulio Tremonti nel
2011,l’ha ripetuto Mario Monti nel 2012 e visto che non c’è due senza tre, è toccato
pure ad Enrico Letta nel 2013. Il giochino è questo: si scrive una supermanovra det-
tata dall’Europa, ma non si ha voglia né coraggio di presentare ai propri elettori
un salasso senza precedenti. Quindi per fare tornare in umeri si infilano moltenor-
me in assoluta libertà, ben sapendo che in gran parte nondaranno nessuna entra-
ta o risparmio di spesa reale. Lo sanno bene i ministri dell’Economia italiani, ma
ovviamente lo capiscono anche i supercontrollori dell’Ue a cui bisogna chiedere
ilvia libera per ogni manovra economica.
Cosìcomefinisce ilgiochino?Conl’inserimento di una clausola di salvaguardia: a
fronte di norme-fuffa si mette una copertura vera in caso di fallimento (pressochè
certo) delle prime. Scattano sempre l’anno successivo, nella speranza di avere
tempo nei12 mesiditrovare altresoluzioni buone. Nelle ultime tre manovre era
previsto in caso di fallimento delle previsioni che scattassero due aumenti delle
aliquote Iva e nell’ultima versione il taglio lineare delle detrazioni e deduzioni fiscali.
Il giochino deve essere piaciuto anche a Matteo Renzi, perché ha infilato nella
manovra che sta per presentare una superclausola di salvaguardia. Agli italiani
presenterà in pompa magna le sue splendide supercazzole.Agli sceriffi della Ue in-
vece dice: «Non state a perdere troppo tempo sul mio libro dei sogni. Perché se
tanto non funziona ho una carta di riserva sicura che stangherà gli italiani con
nuove tasse per51,6 miliardidieuro in un triennio». L’avvertimento ai signori che
contano è scritto nella nota di aggiornamento alDefappena presentatadalmini-
stro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: «Nella legge di Stabilità 2015 è ipotizzata
una clausola sulle aliquote Iva e sulle altre imposte indirette per un ammontare di
12,4 miliardi nel 2016 17,8 miliardi nel 2017 e 21,4 miliardi nel 2018. Gli effetti di
tale clausola, genererebbero una perdita di Pil pari a 0,7 punti percentuali a fine
periodo dovuta da una contrazione complessiva dei consumi e degli investimenti
per 1,3 punti percentuali e un aumento del deflatore del Pil di pari importo». Una
botta pazzesca sulle tasche degli italiani. Su cui ovviamente il governo minimizza,
come se la fuffa fosse quella scritta per gli sceriffi della Ue e la verità invece quella
contenuta nelle norme che accarezzano la pancia all’elettorato.«Ma è così»,assicu-
railviceministro dell’Economia,LuigiCasero, che su quella plancia di comando
siede ormai da molti anni , attraversando i vari governi, «quando mai sono scattate
davvero le clausole disalvaguardia?Qualcuno ha toccato le detrazioni, che per al-
tro sono state sostituite proprio da questa formula che trovate nelDef?».No,la clau-
sola delle detrazioni non è scattata. Ma quella sull’Iva sì,almeno in parte.Un paio
diaumentini sono stati rinviati di qualche mese, ma alla fine grazie al giochino ci
troviamo con l’aliquota al 22% invece che al 20%. Questo dimostra che ci sono otti-
me probabilità che quella clausola di salvaguardia possa entrare in vigore, anche
perché fin qui di previsioni economiche il governo Renzi non ne ha azzeccata nem-
meno mezza, e il terreno è proprio ilprincipale tallone di Achille dell’esecutivo.
Che cosa colpirà quella possibile stangata da 51,6 miliardi di euro?
Le aliquote Iva marginali, e cioè quelle al 4% e quelle al 10%, che sono le uniche in grado di for-
nireincassinotevoli.Rischiano così di rincarare sensibilmente quasi tutti i generi
alimentari: latte e latticini, farina, riso, pasta, pane, olio, occhiali da vista, case asse-
gnate dalle cooperative, mense scolastiche (tutti questi sono al 4% oggi), e poi
ancora yogurt, birra, uova, miele, tè, spezie, bevande al bar, elettricità, biglietti di
cinema,teatro,concerti,servizi di trasporto pubblico (hanno tutti l’Iva al 10%).
Oltre l’Iva secondo quanto scritto nell’aggiornamento del Def si rischia un au-
mento anche delle imposte indirette. Di che si tratta? Tolta l’Iva che è già citata a
parte, le principali imposte indirette vanno a toccare tanto per cambiare il merca-
to della casa: sono le imposte di registro, quella ipotecaria e quella immobiliare.
Nell’elenco ci sono pure le accise, che significa nuovo aumento della benzina.
Scatteranno? Qualcuna sì di sicuro. Anche perchè c’è un piccolo trucco appena
perfezionato che consentirà a chi sta al governo (presumibilmente Renzi)dimet-
tere nuove tasse e poi dire che la pressione fiscale con luinon è aumentata. Iltruc-
co è quello del recente belletto ai conti pubblici fatto per calcolare nel Pil il fattu-
rato delle belle di notte, delle spese in armamenti e dello spaccio di stupefacenti.
Con quella manovra (ma nessuno se ne è accorto) sono state cambiate anche le po-
ste dell’entrata e magicamente già nel 2014 (e per gli anni successivi) la pressio-
ne fiscale è scesa di 0,3 punti percentuali senza levare nemmeno una tassa...
Inoltre fanno credere che vi saranno due o tre aumenti, poi fanno i magnanimi e si limtano ad uno o due, così fanno ingoiare meglio la pillola, almeno per i creduloni.
I nuovi 51 miliardi di tasse-Pane, latte e ancora case - Franco Bechis (Libero del 3 ottobre 2014)
Maxi-clausola di salvaguardia nella manovra. Il governo garantisce all’Ue: se le riforme falliscono, rialzi automatici alle imposte indirette. Salasso su Iva, benzina e immobili
È un giochino che ormai procede da quattro anni buoni di finanza pubbli-
ca. Dall’ultimo anno del governo Berlusconi in poi: lo fece Giulio Tremonti nel
2011,l’ha ripetuto Mario Monti nel 2012 e visto che non c’è due senza tre, è toccato
pure ad Enrico Letta nel 2013. Il giochino è questo: si scrive una supermanovra det-
tata dall’Europa, ma non si ha voglia né coraggio di presentare ai propri elettori
un salasso senza precedenti. Quindi per fare tornare in umeri si infilano moltenor-
me in assoluta libertà, ben sapendo che in gran parte nondaranno nessuna entra-
ta o risparmio di spesa reale. Lo sanno bene i ministri dell’Economia italiani, ma
ovviamente lo capiscono anche i supercontrollori dell’Ue a cui bisogna chiedere
ilvia libera per ogni manovra economica.
Cosìcomefinisce ilgiochino?Conl’inserimento di una clausola di salvaguardia: a
fronte di norme-fuffa si mette una copertura vera in caso di fallimento (pressochè
certo) delle prime. Scattano sempre l’anno successivo, nella speranza di avere
tempo nei12 mesiditrovare altresoluzioni buone. Nelle ultime tre manovre era
previsto in caso di fallimento delle previsioni che scattassero due aumenti delle
aliquote Iva e nell’ultima versione il taglio lineare delle detrazioni e deduzioni fiscali.
Il giochino deve essere piaciuto anche a Matteo Renzi, perché ha infilato nella
manovra che sta per presentare una superclausola di salvaguardia. Agli italiani
presenterà in pompa magna le sue splendide supercazzole.Agli sceriffi della Ue in-
vece dice: «Non state a perdere troppo tempo sul mio libro dei sogni. Perché se
tanto non funziona ho una carta di riserva sicura che stangherà gli italiani con
nuove tasse per51,6 miliardidieuro in un triennio». L’avvertimento ai signori che
contano è scritto nella nota di aggiornamento alDefappena presentatadalmini-
stro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: «Nella legge di Stabilità 2015 è ipotizzata
una clausola sulle aliquote Iva e sulle altre imposte indirette per un ammontare di
12,4 miliardi nel 2016 17,8 miliardi nel 2017 e 21,4 miliardi nel 2018. Gli effetti di
tale clausola, genererebbero una perdita di Pil pari a 0,7 punti percentuali a fine
periodo dovuta da una contrazione complessiva dei consumi e degli investimenti
per 1,3 punti percentuali e un aumento del deflatore del Pil di pari importo». Una
botta pazzesca sulle tasche degli italiani. Su cui ovviamente il governo minimizza,
come se la fuffa fosse quella scritta per gli sceriffi della Ue e la verità invece quella
contenuta nelle norme che accarezzano la pancia all’elettorato.«Ma è così»,assicu-
railviceministro dell’Economia,LuigiCasero, che su quella plancia di comando
siede ormai da molti anni , attraversando i vari governi, «quando mai sono scattate
davvero le clausole disalvaguardia?Qualcuno ha toccato le detrazioni, che per al-
tro sono state sostituite proprio da questa formula che trovate nelDef?».No,la clau-
sola delle detrazioni non è scattata. Ma quella sull’Iva sì,almeno in parte.Un paio
diaumentini sono stati rinviati di qualche mese, ma alla fine grazie al giochino ci
troviamo con l’aliquota al 22% invece che al 20%. Questo dimostra che ci sono otti-
me probabilità che quella clausola di salvaguardia possa entrare in vigore, anche
perché fin qui di previsioni economiche il governo Renzi non ne ha azzeccata nem-
meno mezza, e il terreno è proprio ilprincipale tallone di Achille dell’esecutivo.
Che cosa colpirà quella possibile stangata da 51,6 miliardi di euro?
Le aliquote Iva marginali, e cioè quelle al 4% e quelle al 10%, che sono le uniche in grado di for-
nireincassinotevoli.Rischiano così di rincarare sensibilmente quasi tutti i generi
alimentari: latte e latticini, farina, riso, pasta, pane, olio, occhiali da vista, case asse-
gnate dalle cooperative, mense scolastiche (tutti questi sono al 4% oggi), e poi
ancora yogurt, birra, uova, miele, tè, spezie, bevande al bar, elettricità, biglietti di
cinema,teatro,concerti,servizi di trasporto pubblico (hanno tutti l’Iva al 10%).
Oltre l’Iva secondo quanto scritto nell’aggiornamento del Def si rischia un au-
mento anche delle imposte indirette. Di che si tratta? Tolta l’Iva che è già citata a
parte, le principali imposte indirette vanno a toccare tanto per cambiare il merca-
to della casa: sono le imposte di registro, quella ipotecaria e quella immobiliare.
Nell’elenco ci sono pure le accise, che significa nuovo aumento della benzina.
Scatteranno? Qualcuna sì di sicuro. Anche perchè c’è un piccolo trucco appena
perfezionato che consentirà a chi sta al governo (presumibilmente Renzi)dimet-
tere nuove tasse e poi dire che la pressione fiscale con luinon è aumentata. Iltruc-
co è quello del recente belletto ai conti pubblici fatto per calcolare nel Pil il fattu-
rato delle belle di notte, delle spese in armamenti e dello spaccio di stupefacenti.
Con quella manovra (ma nessuno se ne è accorto) sono state cambiate anche le po-
ste dell’entrata e magicamente già nel 2014 (e per gli anni successivi) la pressio-
ne fiscale è scesa di 0,3 punti percentuali senza levare nemmeno una tassa...
mercoledì 1 ottobre 2014
La (giusta) rabbia di Roma raccontata da Bechis
Franco Bechis scrive oggi su Libero un articolo che mette in luce, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il grande problema dell'immigrazione nelle grandi città Problema che molti ancora non vogliono vedere pur essendo sotto gli occhi di tutti (o quasi..). E come le istituzioni cerchino di "rosolvere" i problemi.
----------
Roma capoccia dell’odio anti-immigrati - Franco Bechis - Libero - 1 ottobre 2014
Nell’ultimo mese è statov quasi un bollettino di guerra. Risse notturne, assalti,
borseggi, rapine, violenze sessuali. Un quartiere della periferia est della capitale -
Corcolle- a caccia di immigrati dopo che un gruppo di questi ultimi hanno assalito per due
notti bus di linea cercando di violentare un’autista dell’aziendalocaledeitrasporti,l’A-
tac. Forse per la prima volta in questi annia Roma è esplosa l’emergenza immigrati. I
casi di cronaca nera hanno contrassegnato tutti i giorni di questa estate, e quasi sem-
preilprotagonistaerastraniero, un clandestino, o uno dei presunti «profughi» assegna-
tiallaCapitale dopolemigliaia di sbarchi di questi mesi.
Ne sono arrivati più di novemila in città, e in brevissimo periodo: erano 7mila ad ago-
sto, e la crescita rischia di essere esponenziale. Sono statismistati di quartiere in quar-
tiere con una regia comune delle autorità di pubblica sicurezza e delle istituzioni,co-
munediRoma inprimis.Ivari gruppi di immigrati sono stati tenuti lontani dal centro
storico per non spaventare i turisti,e destinati alle zone periferiche. Le stesse che già
hanno dovuto convivere con i campi omadi cittadini coccolati dalle giunte di sinistra
(e tornati a risplendere con il sindaco Ignazio Marino) e con la tradizionale immigra-
zione clandestina o regolare che fosse.
Quelche è accaduto a Corcolle è stato la punta dell’iceberg di un nuovo clima che si
respira nella Capitale. Quel gruppo di «profughi» ubriachi che hanno tentato di vio-
lentare la donna-autista di bus, hanno fatto esplodere una rabbia dei residenti che
covava già da tempo. I fatti si sono ripetuti simili qualche ora dopo, e dopo cortei di
protesta e mini-ronde antiimmigrati. La popolazione non sente ragioni,e non vuo-
le sotto casa i 500 profughi che sono stati assegnati. A Corcolle il caso è divampato,
ma non è diverso negli altri quartieri periferici di Roma.
Non sembra accorgersene il sindaco, che da giorni straparla proponendo le sue ri-
cette «pop» di efficacia pressochè nulla.Marino è in difficoltà, totalmente isolato an-
che dai suoi (il Pd lo avrebbe già mandato a casa, ma è frenato dal timore di non torna-
re in Campidoglio dopo i danni compiuti in città). Il primo giorno della rivolta ha prova-
to ad accarezzare la pancia della gente:«Manderò gli immigrati nei quartieri vip, an-
che ai Parioli», che sarebbe come fare un campo profughi nel quadrilatero della mo-
da a Milano. Ieri è passato da una trasmissione radio all’altra prima lamentandosi del-
l’eccesso di assegnazioni di profughi a Roma,poi piagnuolando e battendo cassa al
governo (è la sola cosa vera che ha fatto in questi mesi), perchè se anche lui avesse
quei 30 euro ad immigrato da dare a chi sia disposto all’ospitalità, il problema sa-
rebbe risolto. Una cosa in realtà il sindaco l’ha fatta per evitare altri casi Corcolle: ha
tagliato con il forbicione gran parte delle linee bus che andavano nelle periferie roma-
ne. Starà gongolando ora: se non ci sono i bus,gli immigrati non possono mica assaltar-
li. Per lui è l’uovo di Colombo. Per la gente che vive in quelle periferie è altra benzi-
na lanciata irresponsabilmente sul fuoco.
Marino cimette del suo nel fare guai,ma il caso Roma dovrebbe attirare ben altri occhi
di quelli di un piccolo sindaco di scarsa esperienza e ancora minori capacità.La capi-
tale per storia millenaria e vocazione imposta dal suo ruolo è stata fra le città al mondo
più tolleranti e aperta a mischiarsi con lo straniero. Una città d’arte, la capitale della
cristianità mondiale, non avrebbe potuto fare altro, e ha avuto anche i suoi bei van-
taggi da quella tolleranza. Ma il clima è cambiato, e per la prima volta si legge in ogni
quartiere una insofferenza che ben ha sperimentato il Nord Italia in questi anni. Ro-
ma è la città del potere, degli statali che hanno conservato il posto di lavoro quando tutti
gli altri lo perdevano. Ha i suoi privilegi. Ma riguardano una piccola parte dei suoi resi-
denti. Almeno un milione e mezzo di abitanti non mangia con il Palazzo e i suoi din-
torni. Vive in quartieri che spesso sono ghetti, in condizioni di povertà e talvolta di
miseria. Ha sentito forse più di altri la crisi che ha falcidiato esercizi commerciali, mes-
so in ginocchio migliaia di famiglie. Manca quel che serve a vivere, e quel poco che c’è
viene tolto di giorno in giorno. Non è più il momento di dividere con altri. Mentre gli
esercizideiromanichiudevano per crisi, ad ogni angolo di strada aprivano una botteguc-
cia o un chiosco cinesi, indiani, cittadini del Bangladesh, africani. E quella crisi che c’e-
ra è diventata ancora più pesante da sopportare. Quei quartieri rischiano di trasfor-
marsi nelle banlieu di Parigi alcontrario,perchèquilacaccia è agli immigrati.
Non è solo Roma a bruciare di questo fuoco, e bisogna accorgersene in fretta. Per-
chè anche nella Sicilia di Crocetta ogni settimana si registrano episodi simili: questo
continuo flusso di clandestini e profughi sta accendendo gli animi dei residenti, e gli inci-
denti fin qui capitati sono solo la spia di quel che sta per accadere.Basterebbeguarda-
re e mettere in fila i fatti per capirecomequelladell’immi-grazione (e della sicurezza
che è strettamente legata) sia diventata la prima emergenza nazionale.Purtroppo l’ulti-
ma di cui si occupa una classe politica e dirigente colpevolmente distratta da altre
inutilità...
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Roma capoccia dell’odio anti-immigrati - Franco Bechis - Libero - 1 ottobre 2014
Nell’ultimo mese è statov quasi un bollettino di guerra. Risse notturne, assalti,
borseggi, rapine, violenze sessuali. Un quartiere della periferia est della capitale -
Corcolle- a caccia di immigrati dopo che un gruppo di questi ultimi hanno assalito per due
notti bus di linea cercando di violentare un’autista dell’aziendalocaledeitrasporti,l’A-
tac. Forse per la prima volta in questi annia Roma è esplosa l’emergenza immigrati. I
casi di cronaca nera hanno contrassegnato tutti i giorni di questa estate, e quasi sem-
preilprotagonistaerastraniero, un clandestino, o uno dei presunti «profughi» assegna-
tiallaCapitale dopolemigliaia di sbarchi di questi mesi.
Ne sono arrivati più di novemila in città, e in brevissimo periodo: erano 7mila ad ago-
sto, e la crescita rischia di essere esponenziale. Sono statismistati di quartiere in quar-
tiere con una regia comune delle autorità di pubblica sicurezza e delle istituzioni,co-
munediRoma inprimis.Ivari gruppi di immigrati sono stati tenuti lontani dal centro
storico per non spaventare i turisti,e destinati alle zone periferiche. Le stesse che già
hanno dovuto convivere con i campi omadi cittadini coccolati dalle giunte di sinistra
(e tornati a risplendere con il sindaco Ignazio Marino) e con la tradizionale immigra-
zione clandestina o regolare che fosse.
Quelche è accaduto a Corcolle è stato la punta dell’iceberg di un nuovo clima che si
respira nella Capitale. Quel gruppo di «profughi» ubriachi che hanno tentato di vio-
lentare la donna-autista di bus, hanno fatto esplodere una rabbia dei residenti che
covava già da tempo. I fatti si sono ripetuti simili qualche ora dopo, e dopo cortei di
protesta e mini-ronde antiimmigrati. La popolazione non sente ragioni,e non vuo-
le sotto casa i 500 profughi che sono stati assegnati. A Corcolle il caso è divampato,
ma non è diverso negli altri quartieri periferici di Roma.
Non sembra accorgersene il sindaco, che da giorni straparla proponendo le sue ri-
cette «pop» di efficacia pressochè nulla.Marino è in difficoltà, totalmente isolato an-
che dai suoi (il Pd lo avrebbe già mandato a casa, ma è frenato dal timore di non torna-
re in Campidoglio dopo i danni compiuti in città). Il primo giorno della rivolta ha prova-
to ad accarezzare la pancia della gente:«Manderò gli immigrati nei quartieri vip, an-
che ai Parioli», che sarebbe come fare un campo profughi nel quadrilatero della mo-
da a Milano. Ieri è passato da una trasmissione radio all’altra prima lamentandosi del-
l’eccesso di assegnazioni di profughi a Roma,poi piagnuolando e battendo cassa al
governo (è la sola cosa vera che ha fatto in questi mesi), perchè se anche lui avesse
quei 30 euro ad immigrato da dare a chi sia disposto all’ospitalità, il problema sa-
rebbe risolto. Una cosa in realtà il sindaco l’ha fatta per evitare altri casi Corcolle: ha
tagliato con il forbicione gran parte delle linee bus che andavano nelle periferie roma-
ne. Starà gongolando ora: se non ci sono i bus,gli immigrati non possono mica assaltar-
li. Per lui è l’uovo di Colombo. Per la gente che vive in quelle periferie è altra benzi-
na lanciata irresponsabilmente sul fuoco.
Marino cimette del suo nel fare guai,ma il caso Roma dovrebbe attirare ben altri occhi
di quelli di un piccolo sindaco di scarsa esperienza e ancora minori capacità.La capi-
tale per storia millenaria e vocazione imposta dal suo ruolo è stata fra le città al mondo
più tolleranti e aperta a mischiarsi con lo straniero. Una città d’arte, la capitale della
cristianità mondiale, non avrebbe potuto fare altro, e ha avuto anche i suoi bei van-
taggi da quella tolleranza. Ma il clima è cambiato, e per la prima volta si legge in ogni
quartiere una insofferenza che ben ha sperimentato il Nord Italia in questi anni. Ro-
ma è la città del potere, degli statali che hanno conservato il posto di lavoro quando tutti
gli altri lo perdevano. Ha i suoi privilegi. Ma riguardano una piccola parte dei suoi resi-
denti. Almeno un milione e mezzo di abitanti non mangia con il Palazzo e i suoi din-
torni. Vive in quartieri che spesso sono ghetti, in condizioni di povertà e talvolta di
miseria. Ha sentito forse più di altri la crisi che ha falcidiato esercizi commerciali, mes-
so in ginocchio migliaia di famiglie. Manca quel che serve a vivere, e quel poco che c’è
viene tolto di giorno in giorno. Non è più il momento di dividere con altri. Mentre gli
esercizideiromanichiudevano per crisi, ad ogni angolo di strada aprivano una botteguc-
cia o un chiosco cinesi, indiani, cittadini del Bangladesh, africani. E quella crisi che c’e-
ra è diventata ancora più pesante da sopportare. Quei quartieri rischiano di trasfor-
marsi nelle banlieu di Parigi alcontrario,perchèquilacaccia è agli immigrati.
Non è solo Roma a bruciare di questo fuoco, e bisogna accorgersene in fretta. Per-
chè anche nella Sicilia di Crocetta ogni settimana si registrano episodi simili: questo
continuo flusso di clandestini e profughi sta accendendo gli animi dei residenti, e gli inci-
denti fin qui capitati sono solo la spia di quel che sta per accadere.Basterebbeguarda-
re e mettere in fila i fatti per capirecomequelladell’immi-grazione (e della sicurezza
che è strettamente legata) sia diventata la prima emergenza nazionale.Purtroppo l’ulti-
ma di cui si occupa una classe politica e dirigente colpevolmente distratta da altre
inutilità...
venerdì 26 settembre 2014
Pierluigi Battista visto da Marco Travaglio
Un simpatico articolo di Marco Travaglio sul "collega giornalista" Piergluigi Battista
PALAZZO PIGI-Marco Travaglio-Il Fatto Q.-24 settembre 2014
Ora che s’è scoperto che la Corte europea dei diritti dell’uomo non ha mai dichiarato ammissibile uno dei ricorsi presentati da B. contro la sua condanna definitiva al processo Mediaset, il pensiero corre affettuoso e solidale a Pierluigi Battista. Stiamo parlando, l’avrete capito, del tuttologo del nulla che pontifica sul Corriere e nei talk show su tutto lo scibile umano, dalla politica alla giustizia, dagli interni agli esteri, dalla cronaca nera alla botanica, con la medesima enciclopedica incompetenza. Venerdì scorso, non appena l’on. avv. Niccolò Ghedini ha comunicato che “la Cedu esaminerà il ricorso sulla violazione del giusto processo”, Battista non s’è limitato, come ha fatto il quotidiano che pietosamente ospita i suoi scritti, a registrare la versione del legale di B. No, è subito partito in tromba, senza por tempo in mezzo. Non, ci mancherebbe, a chiamare qualcuno e verificare la notizia.
Ma a prenderla per buona, senza peraltro capirla, e a commentarla di getto, sulle ali dell’entusiasmo: “Non erano manifestamente infondate le doglianze di Berlusconi sui modi con cui si era arrivati alla sua sentenza”. Non specificava quali sarebbero “i modi” e che cos’avessero di strano, anche perché sono gli stessi che toccano ogni giorno a milioni di imputati: solo un po’ più tardivi del solito, grazie a una trentina di leggi ad personam nel frattempo confezionate da B. Dettagli. “Per il condannato Berlusconi è indubbiamente una vittoria morale”. Ecco, morale. E “non ammetterlo non sarebbe onesto”. No che non lo sarebbe. E “sarebbe poco onesto non riconoscere che per la giustizia italiana si è scritta in Europa una brutta pagina”. Ma certo: condannare un frodatore fiscale per frode fiscale, che orrore. “Una giustizia orgogliosa e sicura di sé non dovrebbe nemmeno essere sfiorata dal sospetto di avere anche solo marginalmente violato i diritti di un cittadino”. Giusto, nemmeno marginalmente. “Oggi appare meno limpido il tono perentorio con cui si è decisa la decadenza di Berlusconi dal Senato in applicazione restrittiva della legge Severino”. Già: la Severino stabilisce la decadenza automatica dei condannati sopra i 2 anni e B. ne aveva presi 4, però era chiaro che quel tono perentorio e restrittivo (decaduto e basta, così, ex abrupto, mentre si poteva farlo decadere solo un pochino, un giorno sì e uno no, o magari a ore alterne) nascondeva qualcosa di losco. Battista, occhio di lince, l’aveva capito subito. E con lui anche “quel Violante, ironia della storia, la cui candidatura alla Consulta viene in questi giorni sabotata dai franchi tiratori”. Ma allora ditelo che c’è del marcio in Danimarca. Ora però “la correttezza delle procedure nel corso dell’iter che ha portato alla condanna dev’essere riesaminata”. E che figura ci facciamo? “La pagina di Strasburgo non è una buona notizia per lo standard ‘civile’ della nostra giustizia”. Ci facciamo sempre riconoscere. E che ci serva di lezione: “non bisognerebbe mai più sottovalutare gli argomenti di chi si considera vittima di un sopruso giudiziario”. Tutti innocenti, anche i condannati definitivi: presunzione d’innocenza eterna, anzi “una storia infinita, ma piena di insegnamenti”. L’altroieri, purtroppo, la storia infinita è finita subito. La Corte di Strasburgo fa sapere di non aver preso alcuna decisione sui ricorsi di B., neanche sulla loro ammissibilità. Ghedini si era portato un po’ avanti. E Ballista dietro. Pareva financo conoscere le motivazioni dell’inesistente verdetto: “un passaggio giuridico sorprendente per tutti, forse anche per la difesa di Berlusconi, certamente per chi ha considerato il ricordo come ennesimo espediente dilatorio e ostruzionistico”, insomma: “A Strasburgo dicono che il ricorso di Berlusconi non fosse poi così infondato”. Sventuratamente non era vero, a Strasburgo non dicono nulla e non han deciso nulla, neppure se sia il caso di decidere qualcosa. Nella grigia Cedu, si sa, le giornate sono lunghe e noiose, così Ghedini ha deciso di fare uno scherzo, ottenendo l’immediata complicità dei giudici. Restava da trovare il pollo che avrebbe abboccato al volo, ma non è stato difficile. Ora sono tutti lì, dietro il muro, che si sbudellano dalle risate.
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Per chi vuole conoscere meglio quello che ha da dire questo bravo giornalista, l'unico con le palle di dire verità scomode, questo gruppo dedicato a lui è sempre aggiornato su tutto quanto lo riguarda professionalmente. Iscrivetevi e condivitetelo se vi piace!!
https://www.facebook.com/groups/MarcoTravaglio.grazie/
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Pagina dedicata a Marco Travaglio! Supportatela per divulgare il suo splendido lavoro!!
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PALAZZO PIGI-Marco Travaglio-Il Fatto Q.-24 settembre 2014
Ora che s’è scoperto che la Corte europea dei diritti dell’uomo non ha mai dichiarato ammissibile uno dei ricorsi presentati da B. contro la sua condanna definitiva al processo Mediaset, il pensiero corre affettuoso e solidale a Pierluigi Battista. Stiamo parlando, l’avrete capito, del tuttologo del nulla che pontifica sul Corriere e nei talk show su tutto lo scibile umano, dalla politica alla giustizia, dagli interni agli esteri, dalla cronaca nera alla botanica, con la medesima enciclopedica incompetenza. Venerdì scorso, non appena l’on. avv. Niccolò Ghedini ha comunicato che “la Cedu esaminerà il ricorso sulla violazione del giusto processo”, Battista non s’è limitato, come ha fatto il quotidiano che pietosamente ospita i suoi scritti, a registrare la versione del legale di B. No, è subito partito in tromba, senza por tempo in mezzo. Non, ci mancherebbe, a chiamare qualcuno e verificare la notizia.
Ma a prenderla per buona, senza peraltro capirla, e a commentarla di getto, sulle ali dell’entusiasmo: “Non erano manifestamente infondate le doglianze di Berlusconi sui modi con cui si era arrivati alla sua sentenza”. Non specificava quali sarebbero “i modi” e che cos’avessero di strano, anche perché sono gli stessi che toccano ogni giorno a milioni di imputati: solo un po’ più tardivi del solito, grazie a una trentina di leggi ad personam nel frattempo confezionate da B. Dettagli. “Per il condannato Berlusconi è indubbiamente una vittoria morale”. Ecco, morale. E “non ammetterlo non sarebbe onesto”. No che non lo sarebbe. E “sarebbe poco onesto non riconoscere che per la giustizia italiana si è scritta in Europa una brutta pagina”. Ma certo: condannare un frodatore fiscale per frode fiscale, che orrore. “Una giustizia orgogliosa e sicura di sé non dovrebbe nemmeno essere sfiorata dal sospetto di avere anche solo marginalmente violato i diritti di un cittadino”. Giusto, nemmeno marginalmente. “Oggi appare meno limpido il tono perentorio con cui si è decisa la decadenza di Berlusconi dal Senato in applicazione restrittiva della legge Severino”. Già: la Severino stabilisce la decadenza automatica dei condannati sopra i 2 anni e B. ne aveva presi 4, però era chiaro che quel tono perentorio e restrittivo (decaduto e basta, così, ex abrupto, mentre si poteva farlo decadere solo un pochino, un giorno sì e uno no, o magari a ore alterne) nascondeva qualcosa di losco. Battista, occhio di lince, l’aveva capito subito. E con lui anche “quel Violante, ironia della storia, la cui candidatura alla Consulta viene in questi giorni sabotata dai franchi tiratori”. Ma allora ditelo che c’è del marcio in Danimarca. Ora però “la correttezza delle procedure nel corso dell’iter che ha portato alla condanna dev’essere riesaminata”. E che figura ci facciamo? “La pagina di Strasburgo non è una buona notizia per lo standard ‘civile’ della nostra giustizia”. Ci facciamo sempre riconoscere. E che ci serva di lezione: “non bisognerebbe mai più sottovalutare gli argomenti di chi si considera vittima di un sopruso giudiziario”. Tutti innocenti, anche i condannati definitivi: presunzione d’innocenza eterna, anzi “una storia infinita, ma piena di insegnamenti”. L’altroieri, purtroppo, la storia infinita è finita subito. La Corte di Strasburgo fa sapere di non aver preso alcuna decisione sui ricorsi di B., neanche sulla loro ammissibilità. Ghedini si era portato un po’ avanti. E Ballista dietro. Pareva financo conoscere le motivazioni dell’inesistente verdetto: “un passaggio giuridico sorprendente per tutti, forse anche per la difesa di Berlusconi, certamente per chi ha considerato il ricordo come ennesimo espediente dilatorio e ostruzionistico”, insomma: “A Strasburgo dicono che il ricorso di Berlusconi non fosse poi così infondato”. Sventuratamente non era vero, a Strasburgo non dicono nulla e non han deciso nulla, neppure se sia il caso di decidere qualcosa. Nella grigia Cedu, si sa, le giornate sono lunghe e noiose, così Ghedini ha deciso di fare uno scherzo, ottenendo l’immediata complicità dei giudici. Restava da trovare il pollo che avrebbe abboccato al volo, ma non è stato difficile. Ora sono tutti lì, dietro il muro, che si sbudellano dalle risate.
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Siamo un paese strano
Ogni giorno che passa questo paese diventa sempre più incomprensibile.
Esce un nuovo telefono ed una marea di gente si metta in file per acquistarlo, disposta a spendere per un cellulare il valore di una spesa per una famiglia per due mesi. Vi è una partita di calcio ed un terzo d’Italia è davanti alla televisione con un entusiasmo o una rabbia (a seconda di come la squadra prediletta sta giocando) che non ha eguali quando si tratta di indignarsi per ciò che i vari governi succedutosi negli anni hanno fatto contro i cittadini.
Normale che le persone abbiano bisogno di distrarsi, di pensare anche a cose futili per sopportare il peso della vita quotidiana, ma pare anche che questo paese sia assuefatto a tutto, sempre più rassegnato ed indifferente a quanto sta succedendo non solo in Italia ma anche nel resto del mondo, arrivando anche a sottovalutare i segnali chiari di un futuro non certo roseo.
(pubblicato su Libero del 1 ottobre 2014)
Esce un nuovo telefono ed una marea di gente si metta in file per acquistarlo, disposta a spendere per un cellulare il valore di una spesa per una famiglia per due mesi. Vi è una partita di calcio ed un terzo d’Italia è davanti alla televisione con un entusiasmo o una rabbia (a seconda di come la squadra prediletta sta giocando) che non ha eguali quando si tratta di indignarsi per ciò che i vari governi succedutosi negli anni hanno fatto contro i cittadini.
Normale che le persone abbiano bisogno di distrarsi, di pensare anche a cose futili per sopportare il peso della vita quotidiana, ma pare anche che questo paese sia assuefatto a tutto, sempre più rassegnato ed indifferente a quanto sta succedendo non solo in Italia ma anche nel resto del mondo, arrivando anche a sottovalutare i segnali chiari di un futuro non certo roseo.
(pubblicato su Libero del 1 ottobre 2014)
giovedì 25 settembre 2014
Immigrati a Roma: siamo al paradosso
Mario Giordano su Libero del 25 settembre scrive questo pezzo, se è vero siamo al paradosso! Ovviamente lui ci spinge ma il problema è che a forza di scherzare...
Novecento euro al mese a chi adotta un profugo
E dopo Mare Nostrum arriva Tinellum Vostrum.
L'idea è stata lanciata a Roma ma potrebbe essere estesa in tutta Italia: adotta
unprofugoemettiteloinsalotto. Oppure con la rima: adotta un tunisino e metti-
lo in giardino, prendilo dal barcone e ospitalo sul balcone, scegli un ivoriano e
fallo dormire sul tuo divano. Non è uno scherzo: è una proposta seria,
maturata al Viminale, e con tanto di possibile sostegno economico. Infatti le famiglie che, la-
sciandosiallespallel’ormai superata abitudine diadottarebambini orfani, sceglieranno di adotta-
re un 40enne senegalese o un 50enne maghrebino, saranno ricompensate con la bella somma
di 30 euro al giorno. Che sono 900 euro al mese. Mica poco: in tempi di lavoro scarso, può an-
che diventare uno sbocco occupazionale da non sottovalutare.
UNO STIPENDIO IN PIU’
In effetti, è un’idea geniale. Che mestiere fai? «Adottatore professionale di profughi». Sti-
pendio fisso: 900 euro per ogni adottato. Se ne adotti tre, per dire, arrivi a 2.700 euro al mese, se
adotti una famigliola da cinque arrivi a 4.500 euro. Non è interessante?Sepoiuno habrutteinten-
zioni, meglio ancora. Pensate un po’ilrasdiquartiere,cheoccasione: si troverebbe la manodopera
gratis per furti e scippi, e per di piùstipendiatadalloStato.Manovalanza per camorra? Idem. Volti
nuovi per lo spaccio di droga? Idem.Adotta un profugo,e fanne il delinquente che vuoi.
Tanto paga lo Stato. Se poi l’idea venisse ad un imam con vocazione terroristica, l’effetto sa-
rebbe ancor più devastante: riusciremmo nella meravigliosa impresa di finanziare a casa nostra
unamaxi-scuoladiaddestramento per tagliagole.
Con i soldi sottratti ai contribuenti italiani, naturalmente.
Ma anche su un piano meno professionale, l’idea del Tinellum Vostrum potrebbe genera-
re effetti sorprendenti. Pensate per esempio allo straniero che sentelanostalgiadicasa.Potreb-
be far arrivare tutti i suoi cugini, nipoti,zii,proziieparentiprossimi, facendolo diventare un affa-
re non solo per il cuore, ma anche per il portafoglio.
Nel Paese che riesce a pagare pensioni a 55.930 stranieri che non hanno mailavorato in Italia
e che probabilmente non risiedono nemmeno nel nostro Paese (la tecnica dei «ricongiungi-
menti furbetti» è nota: gli immigrati chiamano qui gli anziani genitori, fanno la pratica per la
pensione sociale e poi li rispediscono a casa), non mettiamo limiti alla fantasia: potrebbe suc-
cedere davvero di tutto.
LA TROVATA DEL VIMINALE
E dunque non possiamo che essere grati alle austere stanze del Viminale dove questa geniale
idea è stata partorita. Per il momento si parla di cominciare da Roma: il sindaco Ignazio Marino
sempre in linea quando c’è una bischerata, si è candidato all’uopo nel corso di un colloquio con
ilsottosegretarioDomenicoManzione.
Ma appena si capirà l’assoluta demenzadell’iniziativa,siamo sicuri che essa sarà estesa a tutto il
Paese, riuscendo così nella brillante operazione didare a qualsiasi «Adottatore professionale di
profughi» un assegno mensile che è il doppio di quel che prende un anziano con la pensione so-
ciale e assai superiore a quel che prende qualsiasi nostro disabile.
E riuscendo a dimostrare che lo Stato italiano non solo non riesce a difendere i suoi confini, ma
non riesce nemmeno più a capire la differenza che passa tra l’adozione di un bebé e l’adozione
di un 30enne nigeriano.
L’unica cosa che lo Stato italiano riesce a fare, evidentemente, è scaricare ogni problema sulle
famiglie che hanno avuto la colpa di nascere in Italia. Senza vergogna.In quello (cioè nell’assen-
za di vergogna) lo Stato italiano è davvero insuperabile. Il primo al mondo.
E per questo può passare con la massima tranquillità Da Mare Nostrum a Tinellum Vostrum.
Comunque sempre Ad Minchium.
Novecento euro al mese a chi adotta un profugo
E dopo Mare Nostrum arriva Tinellum Vostrum.
L'idea è stata lanciata a Roma ma potrebbe essere estesa in tutta Italia: adotta
unprofugoemettiteloinsalotto. Oppure con la rima: adotta un tunisino e metti-
lo in giardino, prendilo dal barcone e ospitalo sul balcone, scegli un ivoriano e
fallo dormire sul tuo divano. Non è uno scherzo: è una proposta seria,
maturata al Viminale, e con tanto di possibile sostegno economico. Infatti le famiglie che, la-
sciandosiallespallel’ormai superata abitudine diadottarebambini orfani, sceglieranno di adotta-
re un 40enne senegalese o un 50enne maghrebino, saranno ricompensate con la bella somma
di 30 euro al giorno. Che sono 900 euro al mese. Mica poco: in tempi di lavoro scarso, può an-
che diventare uno sbocco occupazionale da non sottovalutare.
UNO STIPENDIO IN PIU’
In effetti, è un’idea geniale. Che mestiere fai? «Adottatore professionale di profughi». Sti-
pendio fisso: 900 euro per ogni adottato. Se ne adotti tre, per dire, arrivi a 2.700 euro al mese, se
adotti una famigliola da cinque arrivi a 4.500 euro. Non è interessante?Sepoiuno habrutteinten-
zioni, meglio ancora. Pensate un po’ilrasdiquartiere,cheoccasione: si troverebbe la manodopera
gratis per furti e scippi, e per di piùstipendiatadalloStato.Manovalanza per camorra? Idem. Volti
nuovi per lo spaccio di droga? Idem.Adotta un profugo,e fanne il delinquente che vuoi.
Tanto paga lo Stato. Se poi l’idea venisse ad un imam con vocazione terroristica, l’effetto sa-
rebbe ancor più devastante: riusciremmo nella meravigliosa impresa di finanziare a casa nostra
unamaxi-scuoladiaddestramento per tagliagole.
Con i soldi sottratti ai contribuenti italiani, naturalmente.
Ma anche su un piano meno professionale, l’idea del Tinellum Vostrum potrebbe genera-
re effetti sorprendenti. Pensate per esempio allo straniero che sentelanostalgiadicasa.Potreb-
be far arrivare tutti i suoi cugini, nipoti,zii,proziieparentiprossimi, facendolo diventare un affa-
re non solo per il cuore, ma anche per il portafoglio.
Nel Paese che riesce a pagare pensioni a 55.930 stranieri che non hanno mailavorato in Italia
e che probabilmente non risiedono nemmeno nel nostro Paese (la tecnica dei «ricongiungi-
menti furbetti» è nota: gli immigrati chiamano qui gli anziani genitori, fanno la pratica per la
pensione sociale e poi li rispediscono a casa), non mettiamo limiti alla fantasia: potrebbe suc-
cedere davvero di tutto.
LA TROVATA DEL VIMINALE
E dunque non possiamo che essere grati alle austere stanze del Viminale dove questa geniale
idea è stata partorita. Per il momento si parla di cominciare da Roma: il sindaco Ignazio Marino
sempre in linea quando c’è una bischerata, si è candidato all’uopo nel corso di un colloquio con
ilsottosegretarioDomenicoManzione.
Ma appena si capirà l’assoluta demenzadell’iniziativa,siamo sicuri che essa sarà estesa a tutto il
Paese, riuscendo così nella brillante operazione didare a qualsiasi «Adottatore professionale di
profughi» un assegno mensile che è il doppio di quel che prende un anziano con la pensione so-
ciale e assai superiore a quel che prende qualsiasi nostro disabile.
E riuscendo a dimostrare che lo Stato italiano non solo non riesce a difendere i suoi confini, ma
non riesce nemmeno più a capire la differenza che passa tra l’adozione di un bebé e l’adozione
di un 30enne nigeriano.
L’unica cosa che lo Stato italiano riesce a fare, evidentemente, è scaricare ogni problema sulle
famiglie che hanno avuto la colpa di nascere in Italia. Senza vergogna.In quello (cioè nell’assen-
za di vergogna) lo Stato italiano è davvero insuperabile. Il primo al mondo.
E per questo può passare con la massima tranquillità Da Mare Nostrum a Tinellum Vostrum.
Comunque sempre Ad Minchium.
martedì 23 settembre 2014
Belpietro sull'immigrazione, per una volta concordo con lui
Per una volta sono d'accordo con Belpietro..Gli ho scritto facendogli
i complimenti, ha scritto esattamente quello che penso e lui mi ha
subito risposto, un punto a suo favore anche questo, devo dire. Al Fatto
non rispondono più da tempo Al di là di ciò leggete il suo editoriale
completo qui:
Ostaggi nelle città: i veri profughi siamo diventati noi- Maurizio Belpietro da Libero del 23/09/14
La notizia è di quelle di solito destinate a finire nelle pagine di cronaca cittadina e neppure tra le primissime. Si tratta diquesto.Unaragazzadicircatrent’anni che di mestiere fa la conducente di
autobus, sabato sera, mentre fa il giro della periferia romana sulla linea 42,
viene fermata, lei e il suo autobus, da un gruppo dipersone che urlano e pre-
monopersalire.Sulmezzo nonc’ènessun viaggiatore. Lei si spaventa, perché
i tipi hanno l’aria di essere arrabbiati eubriachi, tiene dunque chiuse le porte
ecercadiripartire.Questilanciano bottiglie e sassi contro i finestrini e solo per
miracolo la giovane non viene colpita ma riesce a rimettere in moto e allonta-
narsi. Più avanti però il gruppo riprova a tagliarle la strada e ancora una volta
lei, sola e spaventata, chiede aiuto alla centrale degli autobus e ad un amico
conducente dell’Atac che abita nelle vicinanze e che poi sarà testimone del-
l’accerchiamento. Alla fine, dopo aver temutoperla suavita(«Urlavano:tiam-
mazziamo»), terrorizzata e sotto choc, la conducente riesce finalmente a rag-
giungere il deposito dell’azienda tranviaria capitolina, dove verrà affidata a
un medico perle cure e l’assistenza psicologica.
L’episodio si ripete domenica,non più sulla 42 ma sulla 508. Un altro gruppo di scal-
manati tenta di assaltare un autobuscondotto da una ragazza, la quale, forse avverti-
ta di quanto successo il giorno prima alla collega, rimette in moto prima di essere
circondata e dunque riesce afuggire.Tutto ciòin un normale weekend di settembre
alla periferia di Roma, cioè nella capitale d’Italia, non in un luogo isolato, ma a pochi
chilometri dalla sede del governo, in un orario compreso fra le 19,30 e le ventuno,
quandocioè la gente è ancora per strada.
Machisono gliscalmanati che la sera di un caldo fine settimana si mettono a spa-
ventare le ragazze che fanno un servizio pubblico di autotrasporto? Secondo quanto
riferisconolecronachesitrat terebbe - o, se si vuole essere più precisi, si sarebbe tratta-
to - di una trentina di immigratin ordafricani che vivono
in un centro di accoglienza nei pressi di Corcolle, tra Tivoli e Roma.Profughi,insom-
ma. Arrivati non si sa bene da dove e non si sa bene perché e che qualcuno dall’alto
ha deciso dovessero essere ospitati lì, in una periferia di Romachehagiàtantiproble-
mi per i fatti suoi e non ha certo bisogno di importarne altri.Risultato,ieridopolase-
conda aggressione, in zona c’è stata una manifestazione diprotestae cinquenordafri-
canisono statia lorovolta accerchiati e un paio se la sono vista brutta: malmenati e in-
seguitinonostante non avessero alcuna colpa.
Già, perché la colpa non è di chi arriva da noi (a meno che non assalti e distrugga
un autobus,spaventando un conducente), ma di chi ce lo manda senza preoccuparsi
delle tensioni che gli immigrati portano se non sono inseriti. Qualche giorno fa nel-
la Capitale c’è scappato il morto:unostraniero su digiri per le abbondanti bevute
hainiziatoainsultareemolestare i passanti. A un ragazzo di 17 anni ha anche sputato
in faccia e questi ha reagito colpendolo con un pugno.
L’immigrato è morto e il giovane è finito in carcere. Storia di cronaca, brutta crona-
ca, con due vittime: il defunto e un minorenne che ha la vita rovinata per sempre. Ma
non è questo il punto: nel quartiere c’è chi,in difesa del ragazzino arrestato, ha orga-
nizzato una fiaccolata e un sit in di sostegno, rappresentando un clima teso che ri-
schia di provocare altri incidenti.
Salvo il morto, la situazione romana non è diversa da quelladialtrecittàtrasforma-
te in centri per accoglienza. Qualche giorno fa Libero ha infatti aperto la prima pagi-
na con un titolo inequivocabile: «L’Italia è un campo profughi». Dove i profughi
non sono però i 150 mila o forse più stranieri arrivati nel nostro Paese a far data dal
primo di gennaio di quest’anno,ma gliitaliani,iquali, come l’autista dell’Atac,
hannopauraegiranoallalargadagliaccampamentiinsediati in periferia o in centro.
Le stazioni ferroviarie, i giardini e molti edifici pubblici sono diventati campi per
stranieri, senza che siano tutelate le normali condizioni igieniche e senza che sia ga-
rantita la sicurezza. E naturalmente nessuno fa niente: non la polizia, che ha le ma-
ni legate ed è costretta ad assistereimpassibileallo scivolamento verso il degrado di
interi quartieri; non il governo, che pare distratto dalle chiacchiere e dai viaggi all’e-
stero del suo premier; non i sindaci delle grandi città, che dopo aver predicato per
anni la solidarietà e l’accoglienza come fanno i veri compagni, ora non possono
che tacere.
Così,ilnaufragio più grande che sista compiendo non è quello nel canale di Sicilia,
ma quello del nostro Paese, allamer cé digentecheassalta gli autobus e di trafficanti
di esseri umani rlacronaca, il Consiglio d’Europa ha tenuto il conto di quanti sca-
fisti sono stati condannati in Italia:sullecentinaia arrestate e identificate, nel 2010 so-
lo 14 sono andati a processo, mentre nel2011 quellimessi alla sbarra sono stati nove.
La crisi infatti non colpisce solo il Pil,ma anche laGiustizia che, proprio come il Pro-
dotto interno lordo e l’occupazione, è fiacca. E in queste condizioni, gli unici che non
si perdono d’animo ma anzi ci sguazzano sono i delinquenti.
Ostaggi nelle città: i veri profughi siamo diventati noi- Maurizio Belpietro da Libero del 23/09/14
La notizia è di quelle di solito destinate a finire nelle pagine di cronaca cittadina e neppure tra le primissime. Si tratta diquesto.Unaragazzadicircatrent’anni che di mestiere fa la conducente di
autobus, sabato sera, mentre fa il giro della periferia romana sulla linea 42,
viene fermata, lei e il suo autobus, da un gruppo dipersone che urlano e pre-
monopersalire.Sulmezzo nonc’ènessun viaggiatore. Lei si spaventa, perché
i tipi hanno l’aria di essere arrabbiati eubriachi, tiene dunque chiuse le porte
ecercadiripartire.Questilanciano bottiglie e sassi contro i finestrini e solo per
miracolo la giovane non viene colpita ma riesce a rimettere in moto e allonta-
narsi. Più avanti però il gruppo riprova a tagliarle la strada e ancora una volta
lei, sola e spaventata, chiede aiuto alla centrale degli autobus e ad un amico
conducente dell’Atac che abita nelle vicinanze e che poi sarà testimone del-
l’accerchiamento. Alla fine, dopo aver temutoperla suavita(«Urlavano:tiam-
mazziamo»), terrorizzata e sotto choc, la conducente riesce finalmente a rag-
giungere il deposito dell’azienda tranviaria capitolina, dove verrà affidata a
un medico perle cure e l’assistenza psicologica.
L’episodio si ripete domenica,non più sulla 42 ma sulla 508. Un altro gruppo di scal-
manati tenta di assaltare un autobuscondotto da una ragazza, la quale, forse avverti-
ta di quanto successo il giorno prima alla collega, rimette in moto prima di essere
circondata e dunque riesce afuggire.Tutto ciòin un normale weekend di settembre
alla periferia di Roma, cioè nella capitale d’Italia, non in un luogo isolato, ma a pochi
chilometri dalla sede del governo, in un orario compreso fra le 19,30 e le ventuno,
quandocioè la gente è ancora per strada.
Machisono gliscalmanati che la sera di un caldo fine settimana si mettono a spa-
ventare le ragazze che fanno un servizio pubblico di autotrasporto? Secondo quanto
riferisconolecronachesitrat terebbe - o, se si vuole essere più precisi, si sarebbe tratta-
to - di una trentina di immigratin ordafricani che vivono
in un centro di accoglienza nei pressi di Corcolle, tra Tivoli e Roma.Profughi,insom-
ma. Arrivati non si sa bene da dove e non si sa bene perché e che qualcuno dall’alto
ha deciso dovessero essere ospitati lì, in una periferia di Romachehagiàtantiproble-
mi per i fatti suoi e non ha certo bisogno di importarne altri.Risultato,ieridopolase-
conda aggressione, in zona c’è stata una manifestazione diprotestae cinquenordafri-
canisono statia lorovolta accerchiati e un paio se la sono vista brutta: malmenati e in-
seguitinonostante non avessero alcuna colpa.
Già, perché la colpa non è di chi arriva da noi (a meno che non assalti e distrugga
un autobus,spaventando un conducente), ma di chi ce lo manda senza preoccuparsi
delle tensioni che gli immigrati portano se non sono inseriti. Qualche giorno fa nel-
la Capitale c’è scappato il morto:unostraniero su digiri per le abbondanti bevute
hainiziatoainsultareemolestare i passanti. A un ragazzo di 17 anni ha anche sputato
in faccia e questi ha reagito colpendolo con un pugno.
L’immigrato è morto e il giovane è finito in carcere. Storia di cronaca, brutta crona-
ca, con due vittime: il defunto e un minorenne che ha la vita rovinata per sempre. Ma
non è questo il punto: nel quartiere c’è chi,in difesa del ragazzino arrestato, ha orga-
nizzato una fiaccolata e un sit in di sostegno, rappresentando un clima teso che ri-
schia di provocare altri incidenti.
Salvo il morto, la situazione romana non è diversa da quelladialtrecittàtrasforma-
te in centri per accoglienza. Qualche giorno fa Libero ha infatti aperto la prima pagi-
na con un titolo inequivocabile: «L’Italia è un campo profughi». Dove i profughi
non sono però i 150 mila o forse più stranieri arrivati nel nostro Paese a far data dal
primo di gennaio di quest’anno,ma gliitaliani,iquali, come l’autista dell’Atac,
hannopauraegiranoallalargadagliaccampamentiinsediati in periferia o in centro.
Le stazioni ferroviarie, i giardini e molti edifici pubblici sono diventati campi per
stranieri, senza che siano tutelate le normali condizioni igieniche e senza che sia ga-
rantita la sicurezza. E naturalmente nessuno fa niente: non la polizia, che ha le ma-
ni legate ed è costretta ad assistereimpassibileallo scivolamento verso il degrado di
interi quartieri; non il governo, che pare distratto dalle chiacchiere e dai viaggi all’e-
stero del suo premier; non i sindaci delle grandi città, che dopo aver predicato per
anni la solidarietà e l’accoglienza come fanno i veri compagni, ora non possono
che tacere.
Così,ilnaufragio più grande che sista compiendo non è quello nel canale di Sicilia,
ma quello del nostro Paese, allamer cé digentecheassalta gli autobus e di trafficanti
di esseri umani rlacronaca, il Consiglio d’Europa ha tenuto il conto di quanti sca-
fisti sono stati condannati in Italia:sullecentinaia arrestate e identificate, nel 2010 so-
lo 14 sono andati a processo, mentre nel2011 quellimessi alla sbarra sono stati nove.
La crisi infatti non colpisce solo il Pil,ma anche laGiustizia che, proprio come il Pro-
dotto interno lordo e l’occupazione, è fiacca. E in queste condizioni, gli unici che non
si perdono d’animo ma anzi ci sguazzano sono i delinquenti.
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