giovedì 27 febbraio 2014

Anche Renzi sa solo tassare



Renzi ha scelto bene i suoi ministri. Il nuovo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan parte subito con le solite vecchie idee: le tasse. Comincia col dire che vuole detassare il lavoro dipendente (sarebbe ora, i soldi si troverebbero se si andasse a cercarli da chi evade) e le imprese ma alla fine arrivano le solite proposte di tassare in maniera esagerata perfino i Bot, uno degli investimenti più utilizzati dalle persone comuni che hanno risparmiato pochi soldi con una vita di lavoro. 
Come se poi tutto ciò che passa per le banche non fosse già abbastanza tassato, solo l’aliquota dello 0,2% su tutti i conti deposito e portafogli titoli è già una vera e propria patrimoniale e per giunta annuale. Inoltre tutte le rendite da investimento sono già tassate a sufficienza ed i risparmi stessi che vengono investiti, se provengono da lavoro o pensione, sono già stati ampiamente decurtati alla fonte di contributi e imposte. Alla fine chiunque passa per le porte del governo, di qualsiasi colore sia, sa fare solo una cosa: portare via soldi a chi ha già pagato troppo, nessuno di loro osa toccare gli evasori o chi porta i soldi all’estero.

sabato 22 febbraio 2014

Età pensionabile e anzianità contributiva, cosa cambia nel 2014

Anno che viene, pensione che trovi. Il gioco di parole può apparire esagerato, ma lo è fino a un certo punto.

Di sicuro non lo è stato per coloro che, il 1° gennaio 2012, hanno dovuto fare i conti con la riforma Fornero e si sono visti spostare in avanti la tappa di uscita di ben sei anni. Ma non lo è – esagerato – neanche per coloro che, il 1° gennaio 2013, si sono trovati a dover mettere nel calcolo altri tre mesi in più per effetto di quel meccanismo automatico che lega l’età pensionabile alla cosiddetta speranza di vita. E allora è lecito domandarsi se dal 1° gennaio 2014 è cambiato ancora qualcosa. Lo diciamo subito: sì, è cambiato ancora più di qualcosa. Proprio sulla scorta della stessa riforma del 2011, l’età pensionabile delle donne lavoratrici private e di quelle autonome (commercianti, artigiane, coltivatrici dirette) salirà rispettivamente a 63 anni e 9 mesi e a 64 anni e 9 mesi, con un salto in avanti di un anno e mezzo e di un anno rispetto al 2013. L’età delle donne dipendenti pubbliche e quella degli uomini dei diversi settori rimarranno, come nel 2013, fissate entrambe a 66 anni e tre mesi. Cresceranno ulteriormente per tutti, invece, i requisiti della cosiddetta pensione anticipata che, introdotta dal riassetto del governo Monti, ha sostituito di fatto la vecchia pensione di anzianità. Ma vediamo in dettaglio cambiamenti e conferme.

La vecchiaia allunga il passo per le donne. Partiamo dalla pensione di vecchiaia classica, quella standard, che riguarda tutti voi che avete cominciato a lavorare prima del 31 dicembre 1995. Avete diritto a questo tipo di prestazione innanzitutto se avete in cascina, a qualsiasi titolo versati o accreditati, contributi previdenziali per almeno venti anni. Ma perché possiate davvero riuscire a prendere il varco verso la pensione, dovrete aver raggiunto anche una certa età anagrafica. L’obiettivo dell’ultima riforma è quello di fissare una soglia uguale per tutti, ma a questo traguardo arriveremo completamente nel 2018, quando la soglia minima uniforme sarà di almeno 66 anni per tutti. Oggi lo è per gli uomini e per le dipendenti pubbliche. E, dunque, dal momento che sono “indietro”, l’età è in crescita innanzitutto per le donne dipendenti del settore privato e per le lavoratrici autonome.

Ma l’età salirà - e questo vale per tutti e si somma agli accennati incrementi della riforma - anche perché dal 2009-2010 è stato introdotto un meccanismo automatico che lega l’età pensionabile alla cosiddetta aspettativa o speranza di vita. Il principio, in fondo, è semplice: a mano a mano che si vivrà più a lungo, si dovrà lavorare anche di più e, di conseguenza, l’asticella del pensionamento si allontanerà nel tempo. Il primo adeguamento è scattato esattamente dal 1° gennaio 2013 ed è stato di tre mesi.

E’ da questo doppio meccanismo che deriva, allora, il quadro delle età per il 2014, un quadro che vede, in particolare, il passaggio dell’età minima da 62 anni e 3 mesi a 63 anni e 9 mesi per le lavoratrici private e da 63 anni e 9 mesi a 64 anni e 9 mesi per quelle autonome, mentre le soglie restano a 66 anni e tre mesi per tutti gli altri che sono già avanti.

Un mese in più per la pensione anticipata. Dal 1° gennaio 2012 è stata introdotta, nuova di zecca, la cosiddetta pensione anticipata, così chiamata perché permette di lasciare il lavoro prima dei nuovi limiti di età stabiliti per quella di vecchiaia. Ebbene, potrete ottenerla nel 2014 se raggiungerete “almeno” 42 anni e 6 mesi di contributi se siete uomini o 41 anni e 6 mesi se siete donne: un mese in più rispetto al 2013. Basterà, dunque, il “solo” – si fa per dire - requisito contributivo per andare via. E – ricordiamolo - fino al 2017 non si applicherà la penalizzazione sull’importo della pensione stabilita per coloro che puntano a questa prestazione prima di aver toccato i 62 anni.

Pensione di vecchiaia standard

La corsa dell’età pensionabile delle donne
Anno
Età pensionabile
Dipendenti pubbliche       Dipendenti private      Lavoratrici autonome  
2012 66 anni                   62 anni                      63 anni e 6 mesi              
2013 66 anni e 3 mesi     62 anni e 3 mesi         63 anni e 9 mesi
2014 66 anni e 3 mesi     63 anni e 9 mesi         64 anni e 9 mesi
2015 66 anni e 3 mesi     63 anni e 9 mesi         64 anni e 9 mesi  
2016 66 anni e 7 mesi     65 anni e 7 mesi         66 anni e 1 mese
2017 66 anni e 7 mesi     65 anni e 7 mesi         66 anni e 1 mese
2018 66 anni e 7 mesi     66 anni e 7 mesi         66 anni e 7 mesi
Alle età fissate nella riforma sono aggiunti tre mesi dal 2013 per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita. Dal 2016 l’adeguamento è stimato in base alle previsioni realizzate dall’Istat nel 2011.

Pensione di vecchiaia standard

2014
Lavoratori dipendenti pubblici e privati e lavoratori autonomi
Età pensionabile      Contributi
66 anni e 3 mesi      20 anni
Lavoratrici dipendenti pubbliche
Età pensionabile      Contributi
66 anni e 3 mesi      20 anni
Lavoratrici dipendenti private
Età pensionabile      Contributi
63 anni e 9 mesi      20 anni
Lavoratrici autonome
Età pensionabile      Contributi
64 anni e 9 mesi      20 anni

Pensione anticipata
Uomini

Lavoratori dipendenti pubblici e privati e lavoratori autonomi
Anno Contributi
2012        42 anni e 1 mese
2013        42 anni e 5 mesi
2014        42 anni e 6 mesi
2015        42 anni e 6 mesi

Pensione anticipata
Donne

Lavoratrici dipendenti pubbliche e private e lavoratrici autonome
Anno Contributi
2012            41 anni e 1 mese
2013            41 anni e 5 mesi          
2014            41 anni e 6 mesi
2015            41 anni e 6 mesi

(fonte: Il Resto del Carlino)

giovedì 20 febbraio 2014

Ma Renzi e Grillo cosa si sono detti??



Ascoltando l’incontro tra Renzi e Grillo e vedendo i commenti che si sono scatenati per uno o per l’altro sulla rete, mi chiedo: ma in fondo questi due cosa si sono detti? Una conversazione così inutile non la farebbero nemmeno dei bambini di 5 anni. Renzi che sembra voler dire ma non dice niente con Beppe che comuqnue non lo lascia parlare. 

Grillo, con il suo solito sproloquio discutibile, ha saputo solo infilare una serie di improperi privi di ogni logica e senso. L’altro, nell’unico momento che apre bocca, lo fa per dire una battuta. A chi giova questa conversazione inutile e vuota? Al paese che attende risposte e proposte concrete sicuramente nulla e non giova ai due contendenti che non troveranno mai un accordo al governo. Sicuramente giova a Berlusconi che se ne sta in silenzio a guardare, tanto sa bene di essere il più furbo e pronto dei tre.

mercoledì 19 febbraio 2014

Previdenza: aumenta l'aliquota per la gestione autonoma

Dal 1° gennaio 2014 1  la contribuzione per gli iscritti alla Gestione Separata INPS
risulta così complessivamente fissata :
Collaboratori e figure
assimilate 

Aliquote  per il 2014

Iscritti non assicurati presso
altre forme pensionistiche
obbligatorie

I. V. S. 28% malattia/maternità/Anf 0,72 totale 28,72%

Pensionati o Iscritti ad altra
forma pensionistica
obbligatoria

I. V. S. 22% malattia/maternità/Anf 0,00 totale 22,00%

Le suddette aliquote contributive devono essere applicate fino al raggiungimento
del massimale di reddito 4  che, per l’anno 2014, è pari a € 100.123,00.
Nulla è modificato in ordine alla ripartizione fra committente e collaboratore (2/3 e
1/3) e fra associante ed associato (55% e 45%).
Il versamento dei contributi deve essere eseguito dal committente, o associante,
entro il giorno 16 del mese successivo a quello di corresponsione del compenso,
mediante il modello F24 (telematico nel caso dei titolari di partita IVA).

I compensi erogati ai collaboratori entro la data del 12 gennaio 2013, riferiti a
prestazioni effettuate entro il 31 dicembre 2013 (c.d. principio di cassa allargato),
sono da assoggettare alle aliquote contributive in vigore nel 2013 5 .

Per   quanto   riguarda   l’accredito   dei   contributi   mensili,   basato   sul  minimale   di
reddito , il minimale da considerare per l’anno 2014 è pari ad € 15.516,00.

Per i professionisti iscritti alla Gestione separata l’onere contributivo è tutto a carico
dei soggetti stessi ed il versamento dei contributi deve essere eseguito, tramite il
modello   F24   telematico,   alle   scadenze   fiscali  previste   per   il   pagamento   delle
imposte sui redditi (saldo 2013, primo acconto 2014 e secondo acconto 2014).
Liberi professionisti

Aliquote  per il 2014

Iscritti non assicurati presso
altre forme pensionistiche
obbligatorie

I. V. S. 27% malattia/maternità/Anf 0,72 totale 27,72%

Pensionati o Iscritti ad altra
forma pensionistica
obbligatoria

I. V. S. 22% malattia/maternità/Anf 0,00 totale 22,00%
Minimale per l’accredito contributivo
Per gli iscritti per i quali il calcolo della contribuzione avviene con l’aliquota del 22%
l’accredito   dell’intero   anno   si   avrà   con   un   contributo   annuo   di   euro  3.413,52,
mentre per gli iscritti per i quali il calcolo della contribuzione avviene con l’aliquota
del  27,72% o del  28,72%  l’accredito dell’intero anno si avrà con un contributo
annuale rispettivamente pari ad euro 4.301,03 (di cui 4.189,32 ai fini pensionistici)
e ad euro 4.456,19 (di cui 4.344,48 ai fini pensionistici).

Qualora alla fine dell’anno il predetto minimale non fosse stato raggiunto, vi sarà
una contrazione dei mesi accreditati in proporzione al contributo versato.

(fonte Unindustria)

martedì 18 febbraio 2014

Ma votare serve ancora a qualcosa?



Vedendo i movimenti di questi giorni al governo e dentro il Pd ci si chiede a cosa servono più le elezioni. 

L’anno scorso siamo andati a votare e ci ritroviamo un Presidente del Consiglio, Enrico Letta, voluto da un Capo dello Stato che sarebbe dovuto decadere finito il suo mandato di sette anni ed invece ce lo troviamo ancora in essere per altri sette. .Ora il Pd, insieme al Capo dello Stato (sempre quello), decide che si deve cambiare il Presidente del Consiglio con il nome di Matteo Renzi che, avrà pur vinto le primarie del suo partito, ma non è stato eletto dai cittadini. 

E questa è la persona che va a discutere la legge elettorale con un condannato per frode fiscale decaduto pure da senatore.   
Tutte queste decisioni che vengono prese alle spalle degli elettori non sono certo segno di quella democrazia che dovrebbe essere il nostro paese come è chiaramente scritto nella nostra Costituzione.

giovedì 13 febbraio 2014

Marco Travaglio ha vinto altre due cause

E' notizia (poco divulgata) che Marco Travaglio ha vinto altre due cause civili.
La cosa non mi stupisce, anzi ne ero sicura. La sua professionalità, serietà e preparazione nello scrivere e parlare non va mai messa in dubbio.
Ne sono felice, lo merita per tutti gli attacchi al quale è soggetto troppo spesso. Ovviamente la notizia non viene data da nessuna parte tranne che nel suo blog sul sito del Fatto Quotidiano.
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Il tempo (almeno lui) è galantuomo di Marco Travaglio
(ilfattoquotidiano.it)
Cari amici,
negli ultimi due giorni ho vinto due cause civili. Nella prima l’ex deputato di Forza Italia Giuseppe Fallica è stato condannato a restituire a Peter Gomez e al sottoscritto 35 mila euro per una vecchia causa del 2001 che avevamo perduto, e con ragione, nei suoi confronti per un errore di omonimia contenuto nel libro “La Repubblica delle banane”. In primo grado il risarcimento che ci fu inflitto fu esorbitante: circa 50mila euro, che dovemmo pagare sull’unghia. In appello la Corte lo ridusse entro limiti più umani (15 mila euro) e dunque Fallica avrebbe dovuto restituirci la differenza. Cosa che incredibilmente non fece mai, per anni e anni. Abbiamo dovuto intentargli una causa apposta per fargli restituire il maltolto. Ora finalmente dovrà farlo.
L’altro processo  si riferisce alla denuncia a suo tempo sporta contro di me e contro l’allora direttore dell’Unità Antonio Padellaro da Susanna Petruni: l’ex inviata e poi conduttrice del Tg1 sosteneva di essere stata diffamata da un mio articolo dedicato alle sue censure (per esempio, a proposito del celebre discorso di B. contro il “kapò” Schulz) e alla sua folgorante carriera nel primo tg della Rai allora diretto da Clemente J. Mimun. In primo grado fui condannato a risarcirle i danni, ora la Corte d’appello mi ha assolto perché avevo detto la verità. Ringrazio gli avvocati Virginia Ripa di Meana e Fabio Pili per aver dimostrato le mie buone ragioni.
Ho deciso di rendere note queste sentenze perché quelle dei gradi precedenti a me sfavorevoli avevano avuto grande risonanza mediatica, mentre qualcosa mi dice che questa volta la scena non si ripeterà.

mercoledì 12 febbraio 2014

Il paese sempre in ritardo



In questo paese si fanno sempre le scoperte in ritardo. Ora si scopre una cosa piuttosto scontata: che Napolitano si era già accordato con Monti per farlo diventare Presidente del Consiglio ben prima che Berlusconi si “dimettesse”. 
 Peccato che nel frattempo Monti abbia fatto un bel po’ di danni a cui ovviamente nessuno pensa di rimediare. 

Ora Prodi, vissuto un po’ troppo in Africa evidentemente negli ultimi anni, scopre che entrare nell’euro non è stata poi questa grande risorsa. 

Cosa che gran parte dei cittadini hanno già capito da tempo. Peccato che sia stato proprio lui che, gonfiando pure i nostri conti e facendoci pagare la “tassa per l’Europa” (restituita poi solo in parte) ci ha fatto entrare nella moneta unica. Ma cercare di vedere le cose in tempo utile per porvi rimedio è impossibile? Spero non si arriverà a scoprire, tra qualche anno, che  i governi B. sono stati i migliori per il paese!!

(pubblicato in parte sul Fatto Quotidiano del 13 febbraio 2014)