lunedì 26 marzo 2018

Governo: un inizio di cambiamento?


Finalmente abbiamo i presidenti di Camera e Senato che rappresentano, che piaccia o no (come nel caso della Casellati su cui molti nutrono dubbi di essere troppo vicina a Silvio Berlusconi), il volere degli italiani espresso chiaramente alle elezioni del 4 marzo con quasi il 38% al Centrodestra e il 33% al M5S. 
 
Il Partito Democratico è rimasto, come giusto, fuori dai giochi. Anche in questo gli elettori si sono espressi chiaramente e, nonostante qualcuno sperasse in un accordo con il M5S (soprattutto chi vede Salvini come il fumo negli occhi, contraddicendosi spesso con quanto detto prima contro Renzi), fortunatamente il Pd è stato escluso dalle 2 poltrone.  

 
Il Pd, con Matteo Renzi, ha fatto pessime scelte quando è stato al governo facendo leggi inutili e costose sul lavoro, favorendo un’immigrazione incontrollata che arricchisce solo ong e cooperative ma crea danni ai cittadini, tagliando sempre più i fondi alla Sanità e perdendo tempo nell’ostinazione di  voler cambiare la Costituzione togliendo democrazia al paese (cosa stroncata al referendum).
 
Questo ha fatto sì che il Pd abbia perso ogni credibilità e ha fatto in modo che i cittadini, stanchi di tutto ciò e venendo da 4 governi non eletti, abbiano dato un segnale chiaro di volere un cambiamento radicale.
 
Questo cambiamento è cominciato (anche se con qualche "compromesso" che, per ora, va accettato), speriamo continui con la scelta del Presidente del Consiglio.
 
(Pubblicato sul Fatto Q. del 27 marzo 2018)

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