lunedì 30 maggio 2016

Finale Emilia, un castello ferito e un fotografo speciale

Nel Museo Civico all’interno di ciò che è rimasto dopo il terremoto di maggio 2012 dello splendido Castello delle Rocche di Finale Emilia, vi è stata una mostra del fotografo Giorgio Boschetti, anch’esso di Finale Emilia. Una mostra che non è solo fotografica in quanto l’autore lavora sulle fotografie in bianco e nero e a colori, in modo da renderle tridimensionali, quasi reali. Per fare ciò agisce sulle fotografie stampate su carta incidendole in maniera da far uscire i colori delle quadricromie e creando così piccole profondità o rilievi che rendono le foto uniche, con effetto tridimensionale e con colori splendidi e reali. Lavorando su quelle in bianco e nero riesce a creare parti a colori con effetti straordinari sui particolari. Un lavoro minuzioso e paziente, da non sbagliare per non rovinare le fotografie in maniera irreversibile.

Non si conoscono altri artisti che abbiano trovato questa strada per fare foto così belle e uniche per l’effetto che suscitano in chi le guarda. E per rendere onore al suo lavoro la mostra, gratuita, è stata prolungata dal mese di aprile al mese di maggio 2016.
Questa mostra in particolare è stata dedicata quasi interamente a Finale Emilia con immagini antiche, moderne e post-terremoto.

                                                                                    Scrive di lui Giuliana Ghidoni:
Artista autodidatta, con sempre vive la voglia e la curiosità della ricerca e dello studio, Giorgio Boschetti, dopo anni di attività di pittore ad olio, di acquerellista e di “inventore” di tecniche innovative, riesce a stupire chi guarda le sue opere con originali esiti estetici. Sperimentatore di mezzi e strumenti, piega alla sua sensibilità artistica immagini nate dalla fotografia, intervenendo alla fine del processo di stampa incidendo la pelle della carta e svelandone l’anima neutra che, sotto il bulino di Boschetti, diventa fonte di luce, diventa esaltazione dei particolari, svelatrice di emozione, creatrice di ectoplasmi sospesi oltre la verità di ripresa. L’operazione artistica parte dal cuore dell’artista che coglie, attraverso lo sguardo, frammenti di realtà; la macchina fotografica è nelle sue mani solo un mezzo di registrazione di un’immagine vista a priori, selezionata tra le infinite possibilità dei punti di vista. Una volta eseguita la stampa, Boschetti ritrova quel particolare che lo aveva colpito e comincia la seconda fase del suo lavoro, quella di svelamento del potenziale estetico chiuso in quel taglio, incidendo la superficie della fotografia. Operazione quanto mai delicata, perché irreversibile. Con decisione o leggerezza la mano dell’artista guida il punteruolo a graffiare, puntinare, accarezzare l’epidermide dell’immagine, esaltandone punti di luce e tridimensionalità, rivelandone particolari secondari, disegnando apparizioni fantastiche e fondendole con le macchie cromatiche reali. A volte Boschetti esalta con il colore suggestioni luminose inattese, modulando verso il “caldo” o il “freddo” il risultato finale, che può passare attraverso un ulteriore passaggio tecnologico, quello dello scanner e della nuova stampa, sperimentata anche su supporti diversi da quello della carta fotografica. La ricerca non si ferma. Nel coniugare fotografia e manipolazione artigianale dell’immagine, Giorgio Boschetti ha trovato un campo infinito di possibilità espressive, superando anche l’annosa e anacronistica questione della separazione dei media artistici. Quel che il pubblico vede non è un quadro né una fotografia, ma è un’immagine portatrice di altissimo valore estetico.”

Dopo aver visto le sue fotografie ed essermi emozionata davanti a tanta bravura e delicatezza, aver guardato i particolari di quelle foto, che sono dei veri e propri quadri, con una lente di ingrandimento che l’autore mette a disposizione per lo scopo, ho pensato che sono tanti gli artisti bravi e unici che non hanno modo di mettersi in mostra a livello nazionale o internazionale per la mancanza di mezzi economici. Ma il loro lavoro è importante, soprattutto nelle realtà locali, per dare importanza ai ricordi del passato o mettere in evidenza le tante bellezze architettoniche ancora intatte o rovinate dal tempo e dall'incuria, facendole rivivere in maniera unica e particolare.
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Un pensiero va rivolto anche al Castello del XV secolo ferito in maniera pesante dal forte terremoto che ha colpito l'Emilia nel maggio 2012. Il castello è incredibilmente quasi intatto nella parte frontale rivolta verso la piazza in cui si trova ma crollato interamente nella parte posteriore.
Sembra aver voluto mantenere la sua dignità per chi lo guarda dal centro nascondendo il crollo della parte posteriore. Il castello è accessibile solo al piano terra, dove vi è il bel Museo Civico, non è più possibile salire al piano superiore e nella parte sotterranea.



Chi gestisce il Castello e il Museo (in maniera volontaria e gratuita, solo per amore verso di esso, come spesso succede in un paese non attento alla cultura) ha segnalato a chi di dovere una pendenza di una dei torrioni ancora in piedi ristrutturato e messo in sicurezza due anni prima del terremoto. Segnalazione ignorata. Bisogna aspettare che crolli?







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