lunedì 12 febbraio 2018

Italia in perenne campagna elettorale


Sul Fatto Quotidiano di oggi 12/2 Tommaso Rodano e Gianluca Roselli scrivono che questa campagna elettorale è “spenta”. Spariti i cartelli elettorali nelle strade e i duelli tra partiti politici in televisione.
Forse avranno anche ragione ma, a sentire le promesse inattendibili di tutti i partiti, non pare proprio che manchi la campagna elettorale.
 
Forse mancano i cartelli perché ormai inutili con il web, ma l’Italia è un paese in perenne campagna elettorale perché, anche con un governo in carica, i partiti non pensano al bene del paese ma a combattere una guerra di parole e insulti rimpallando le colpe degli insuccessi o prendendosi il merito degli eventuali (pochi) successi.
 

L’unica cosa che li toglie da queste perenni diattribe, è legiferare per mantenere i propri privilegi o per crearne di nuovi, tenere le proprie poltrone ben pagate e nascondere le proprie eventuali nefandezze.
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Una vita spezzata: Una donna contro la violenza dell'uomo che dovrebbe amarla - Monica Stanghellini

Recensione dal Fatto Quotidiano 1-11-17
 

Sofia è sposata con un uomo violento dal quale non riesce a fuggire, ha due figli, Marco di 10 anni e Roberta di pochi mesi. Non lavora, stira in casa per privati mentre il marito, disoccupato, lavora saltuariamente in qualche cantiere edilizio e, quando capita, fa il “corriere” di merce illegale. La sua vita è un inferno tra litigi, sotterfugi e botte. Sofia non trova il coraggio per lasciarlo e ribellarsi. Con un marito che decide per lei, senza soldi e con problemi legali, si difende come può e cerca di proteggere i figli. Finchè, grazie ad un'amica, incontra un uomo gentile che la fa sperare in un futuro migliore, ma è possibile o è solo un sogno?

Una storia di violenza verso le donne molto attuale e molto vera, se pur di fantasia. Una storia che affronta un problema grave in modo crudo e reale. Uno spunto per riflettere sul “femminicidio”.


 

venerdì 9 febbraio 2018

Di Battista e i "rincoglioniti"


Dando dei “rincoglioniti” agli italiani, Alessandro Di Battista non ha fatto una mossa molto astuta. Intanto perché insultare un possibile elettorato in campagna elettorale, non è certo invogliare i cittadini a votare il M5S.
Poi perché ha dato modo di venire ulteriormente attaccato dai partiti che temono il Movimento come fosse il diavolo in persona.
E questo alza una ennesima inutile polemica che nasconde la vera campagna elettorale che il M5S sta facendo in giro per l’Italia, sul web e in televisione (dove possibile).
In parte Di Battista ha ragione (anche se il termine non è opportuno) visto i tanti italiani che continuano ad appoggiare i partiti che li hanno rovinati, ma purtroppo attaccare il Movimento è una moda che non passa, i suoi parlamentari ancora pressoché tutti incensurati e onesti, danno molto fastidio a una classe politica che vuole mantenere i suoi privilegi, le proprie poltrone ben pagate e, in molti casi, nascondere le proprie nefandezze.

Per questo chi fa campagna elettorale per il M5S dovrebbe fare attenzione a non dire cose che portino ad attaccarli ancora di più, se mai fosse possibile.

 
Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Di Battista spiega comunque la sua posizione e il suo mancato “pentimento” per la frase “incriminata”:

Come mai ha usato una affermazione così dura?
«Ci sono in Italia tante persone che si lamentano ma non hanno ancora la forza di cambiare. Credo che sia troppo comodo prendersela esclusivamente con i politici. Il nostro è un Parse che è stato poco a poco anestetizzato dalla vecchia politica e dai media».

Non si è pentito di quello che ha detto?
«Io non mi pento mai delle mie idee, soprattutto quando ho il tempo di spiegarle meglio. E non mi scuso. Credo che gli italiani si debbano assumere le loro responsabilità. E io non parlavo di dare il voto al Movimento: non mi permetterei mai. Ognuno voterà chi vuole, ma la partecipazione alla vita politica è fondamentale comunque la si pensi».


A qualcuno ha ricordato Berlusconi quando insultò chi vota a sinistra.
«Ho detto una cosa diversa. Comunque questo è un Paese che si scandalizza di più per una frase detta di fronte a 500 operai a rischio disoccupazione piuttosto che alla presenza politica di un uomo come Berlusconi».

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SENZA FUTURO: Una famiglia dentro la crisi economica del nostro tempo

La crisi economica che ha colpito l'Italia a partire dall'inizio degli anni 2000 è diventata una spirale senza fine. I protagonisti di questo romanzo, Stefano e Claudia con i loro figli, perdono tutto quello che nel tempo avevano duramente conquistato o creato e si trovano a dover fronteggiare una situazione economica drammatica senza vedere un futuro. Conosceranno una realtà mai vissuta di povertà, di precarietà e di impotenza. Lungo il loro cammino conosceranno da vicino anche il problema dell'immigrazione e dei senza tetto. Riusciranno a trovare la serenità?


https://www.amazon.it/dp/1976734827

giovedì 8 febbraio 2018

Perchè leggere il Fatto Quotidiano


E' sufficiente prenderlo in mano una volta, sfogliarlo, leggerlo, vederne le firme perché diventi il quotidiano da leggere ogni giorno. 

E' nato nel settembre del 2009, esce tutti i giorni in edicola ed, in abbonamento, oltre che cartaceo anche in pdf. E' diretto da Marco Travaglio  ed ha come vicedirettore Ettore Boffano e Stefano Feltri. E’ edito dalla Editoriale Il Fatto spa, una società per azioni priva di azionista di controllo. Il presidente del c.d.a, è Antonio Padellaro, l’amministratore delegato è Cinzia Monteverdi.

E’ una preziosa fonte di informazione che si distacca dagli altri giornali allineati ai vari partiti o succubi del governo in carica. Dichiara di ispirarsi alla Costituzione e si propone come una voce indipendente. Anche per questo il Fatto Quotidiano è una rarità nel panorama giornalistico italiano.

E’ il primo giornale che non prende nessun finanziamento pubblico e vive solo delle vendite in edicola, degli abbonamenti dei suoi lettori e di (poca) pubblicità; per questo può dire liberamente quello che pensa e dare notizie obiettive senza farsi sottomettere da nessun “regime”. Questo dovrebbe essere la normalità ma in Italia è un’eccezione che fa la differenza con le testate dei maggiori quotidiani più conosciuti e diffusi, che  ricevono milioni di euro di sovvenzioni pubbliche presi dalle tasse dei cittadini.

Il Fatto Quotidiano ha anche un sito web, aperto nel 2010 e diretto da Peter Gomez. Il sito mette a disposizione numerosi degli articoli pubblicati sul giornale, dà spazio a molti blog di giornalisti e persone di professionalità varie. Nel sito è possibile postare commenti. Non arriva però al livello di serietà del cartaceo e va detto che spesso vengono censurati i commenti critici pur se educati.

Il giornale scrive principalmente di giustizia e politica, non si occupa di cronaca se non per notizie importanti, dà qualche novità di sport e spettacolo.

Ha molte volte dimostrato di dare notizie che gli altri media trascurano o non danno per nulla, soprattutto se le notizie scabrose riguardano il potere o membri del governo di turno. In alcuni casi le rivelazioni pubblicate sul giornale hanno portato all’intervento della magistratura. Ha lanciato anche iniziative di raccolta firme online per varie tematiche e fa sondaggi sul sito internet.

L'unica critica che gli faccio è di non essere molto obiettivo con il problema dell'immigrazione, troppo garantista.

In generale un giornale da leggere quotidianamente, al quale ci si affeziona con passione; non leggero per gli argomenti esposti ed il modo pignolo in cui vengono trattati, ma senz’altro un quotidiano che fa buona informazione, anche se non completa per chi vuole avere notizie di cronaca o relative alla “vita di tutti i giorni”.

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Una vita spezzata: Una donna contro la violenza dell'uomo che dovrebbe amarla - Monica Stanghellini


Recensione dal Fatto Quotidiano 1-11-17



Sofia è sposata con un uomo violento dal quale non riesce a fuggire, ha due figli, Marco di 10 anni e Roberta di pochi mesi. Non lavora, stira in casa per privati mentre il marito, disoccupato, lavora saltuariamente in qualche cantiere edilizio e, quando capita, fa il “corriere” di merce illegale. La sua vita è un inferno tra litigi, sotterfugi e botte. Sofia non trova il coraggio per lasciarlo e ribellarsi. Con un marito che decide per lei, senza soldi e con problemi legali, si difende come può e cerca di proteggere i figli. Finchè, grazie ad un'amica, incontra un uomo gentile che la fa sperare in un futuro migliore, ma è possibile o è solo un sogno?

Una storia di violenza verso le donne molto attuale e molto vera, se pur di fantasia. Una storia che affronta un problema grave in modo crudo e reale. Uno spunto per riflettere sul “femminicidio”.


martedì 6 febbraio 2018

I politici se ne vanno con buona uscita

Alcuni politici non si sono candidati per le prossime elezioni del 4 marzo oppure li hanno lasciati fuori dai loro partiti.

Ma non se ne vanno comunque a mani vuote.

Guardando l'elenco pubblicato da La verità si vede come se ne possono andare via felici tra buone uscite e vitalizi.

Sia con la vecchia legge che non teneva conto dei contributi versati, sia con la nuova che tiene conto di quanto versato, resta il fatto vergognoso che queste persone, che se sono state in politica anche solo per  anni, hanno diritto, dopo i 60/65 anni, ad un vitalizio mentre un comune mortale deve avere almeno 43 di anni di lavoro.



 Come sempre la politica si fa le sue regole e mantiene i propri privilegi fregandosene altamente della crisi in cui versa il paese.

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SENZA FUTURO: Una famiglia dentro la crisi economica del nostro tempo

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Le promesse inattendibili di Renzi

Il Fatto Quotidiano ha pubblicato il 6 febbraio una tabellina con l'attendibilità delle promesse elettorali di Matteo Renzi. Al di là che gran parte delle promesse elettorali sono poi disattese da qualsiasi politico siano fatte, è incredibile la faccia tosta di questo personaggio che ha governato fino a poco tempo fa e NON ha fatto assolutamente nulla di quanto sbandierava prima di andare al governo.
Ma anzi spesso ha fatto il contrario. Continua a elargire promesse di bonus che costano una follia senza affrontare i problemi alla radice, a partire dal lavoro. Si sono già visti gli effetti dei suoi bonus e se ne è vista l'inutilità (a parte per quelli che hanno gli 80 euro in più in busta paga, forse gli unici contenti).
Ma la cosa ancora più grave è che vi sono persone che, nonostante non abbiano tratto nessun vantaggio dalle scelte di Renzi, credono alle sue promesse e pensano ancora di votarlo. Ignoranza o masochismo?
(Pubblicato sul Fatto Q. del 7 febbraio 2018)
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Una vita spezzata: Una donna contro la violenza dell'uomo che dovrebbe amarla - Monica Stanghellini

Recensione dal Fatto Quotidiano 1-11-17



Sofia è sposata con un uomo violento dal quale non riesce a fuggire, ha due figli, Marco di 10 anni e Roberta di pochi mesi. Non lavora, stira in casa per privati mentre il marito, disoccupato, lavora saltuariamente in qualche cantiere edilizio e, quando capita, fa il “corriere” di merce illegale. La sua vita è un inferno tra litigi, sotterfugi e botte. Sofia non trova il coraggio per lasciarlo e ribellarsi. Con un marito che decide per lei, senza soldi e con problemi legali, si difende come può e cerca di proteggere i figli. Finchè, grazie ad un'amica, incontra un uomo gentile che la fa sperare in un futuro migliore, ma è possibile o è solo un sogno?

Una storia di violenza verso le donne molto attuale e molto vera, se pur di fantasia. Una storia che affronta un problema grave in modo crudo e reale. Uno spunto per riflettere sul “femminicidio”.

lunedì 5 febbraio 2018

Di nuovo il ponte sullo Stretto!


Con la campagna elettorale in atto per le elezioni del 4 marzo, si torna a parlare del ponte sullo Stretto.
Questo progetto, che sembra sempre abbandonato dopo essere costato già milioni di euro senza averne posato nemmeno una pietra, rispunta periodicamente per bocca di qualche politico, in questo caso Silvio Berlusconi.


Probabilmente la voglia dei costruttori di guadagnare sulla costruzione di questo alquanto inutile lungo ponte dal costo miliardario, spinge sempre qualche politico a cercare di mandare avanti il progetto nonostante la spesa pazzesca e la consapevolezza dei costi che lieviterebbero ulteriormente in corso d’opera, cosa persino già avvenuta da quando se ne parla e cosa purtroppo normale quando si fanno opere di questo tipo.
 
Riusciremo mai a liberarci definitivamente da questo progetto incubo per spendere soldi pubblici in maniera più utile? Ci sarebbe invece molto bisogno di fare manutenzione alle opere già in essere che spesso cadono a pezzi e diventano pericolose, come per esempio è già successo con parecchi ponti molto più piccoli e meno “tecnologici” del colosso in progetto.
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Una vita spezzata: Una donna contro la violenza dell'uomo che dovrebbe amarla - Monica Stanghellini

Recensione dal Fatto Quotidiano 1-11-17



Sofia è sposata con un uomo violento dal quale non riesce a fuggire, ha due figli, Marco di 10 anni e Roberta di pochi mesi. Non lavora, stira in casa per privati mentre il marito, disoccupato, lavora saltuariamente in qualche cantiere edilizio e, quando capita, fa il “corriere” di merce illegale. La sua vita è un inferno tra litigi, sotterfugi e botte. Sofia non trova il coraggio per lasciarlo e ribellarsi. Con un marito che decide per lei, senza soldi e con problemi legali, si difende come può e cerca di proteggere i figli. Finchè, grazie ad un'amica, incontra un uomo gentile che la fa sperare in un futuro migliore, ma è possibile o è solo un sogno?

Una storia di violenza verso le donne molto attuale e molto vera, se pur di fantasia. Una storia che affronta un problema grave in modo crudo e reale. Uno spunto per riflettere sul “femminicidio”.

giovedì 1 febbraio 2018

Marco Travaglio intervistato da Selvaggia Lucarelli

Nella bella intervista riportata sotto Marco Travaglio e rilasciata a RollingStone, Marco Travaglio parla del difficile ruolo di giornalista libero e indipendente, senza peli sulla lingua quale è.

Quante querele ha preso nella vita?
Ho perso il conto. Fino a un paio di anni fa circa 250 tra cause civili e penali. Da quando sono direttore responsabile siamo credo intorno alle 300, visto che rispondo anche delle cause che fanno ai miei giornalisti.

Per Alessandro Sallusti “le cause per omesso controllo sono un’assurdità, visto che nessun direttore responsabile può leggere tutto quello che va in pagina”. Cosa ne pensa?
La nostra è una responsabilità di natura formale, ovvio che non possiamo leggere tutto, ma se non vuoi questa responsabilità, allora non fai il direttore responsabile, ti scegli un altro ruolo. Inoltre, nel momento in cui io sottoscrivo un patto di manleva con i giornalisti, qualcuno deve rispondere per l’azienda. Il problema non è questo.

Qual è allora?
Secondo me chi intende fare causa per un errore del giornale, prima di rivolgersi ai tribunali dovrebbe essere obbligato a fare richiesta di rettifica. Chi sbaglia deve rettificare e scusarsi utilizzando lo stesso spazio che si era utilizzato per dare la notizia errata. Noi de “Il Fatto” quest’anno per esempio abbiamo intervistato l’ex parlamentare del PCI Nino Mannino convinti che fosse Calogero Mannino. Ci siamo scusati dando alla rettifica più spazio e più visibilità che all’intervista stessa, forse.
La rettifica però non può essere la via d’uscita per qualunque errore.
È chiaro. Se fai una campagna di anni per dire che Di Pietro è un tangentaro, poi non puoi mica fare una rettifica e cavartela così. Da noi esiste il fenomeno unico al mondo di giornali che non sono giornali e massacrano le persone con notizie false, con un editore alle spalle che paga i danni perché tanto anche se deve pagare avvocati e risarcimenti poi lucra su altri tavoli, e questo è qualcosa che indebolisce la battaglia. Il problema nasce con Berlusconi e tutti quelli che sono al servizio di Berlusconi, che scrivono infamie infondate e se ne fregano delle cause, perché tanto paga il padrone. Poi finisce che accumulano condanne penali e magari arriva la galera, come per Sallusti.
    
E per i reati di opinione?
Quelli li dovrebbero sbaraccare. Sia chiaro. Quando i Sallusti e i Ferrara dicono che su questo ho ragione, come se la pensassimo allo stesso modo, dovrebbero aver chiaro che, come per esempio dicevo prima, scrivere che Di Pietro prendeva tangenti, come alcuni di loro hanno fatto per anni, non è un’opinione. È una falsità, che è un altro conto. Michael Moore ha scritto un libro su Bush e famiglia intitolato Stupid white men”, ma nessuno l’ha mai querelato. Qui sarebbe un processo per diffamazione certo.
     
Un esempio autobiografico sul reato d’opinione?      
Tempo fa ero ospite da Fazio, ho detto che Schifani frequentava persone condannate per mafia, che se uno guardava l’elenco dei presidenti del senato da Spadolini a Schifani c’era una picchiata. “Di questo passo il prossimo presidente del Senato sarà una muffa o un lombrico…” aggiunsi. Schifani mi fece causa, il giudice mi assolse perché avevo detto che Schifani frequentava dei mafiosi ma mi condannò a risarcirlo con 15.000 euro perché gli avevo dato della muffa. (che poi non gli avevo neppure dato della muffa, ho detto che il prossimo presidente sarebbe stato una muffa…)
 
Secondo Vittorio Feltri il reato di diffamazione si dovrebbe risolvere solo in sede civile, con eventuali risarcimenti danni.
No, nel modo più assoluto. Se devo pagare 5 anni di stipendio a qualcuno, preferisco farmi sei mesi di galera.
La vicenda giudiziaria più faticosa?                                        
Quella con Cesare Previti. Scrivevo per “L’indipendente” e nel 1995 feci una sorta di riassunto della sua carriera. Riferendomi agli anni ’80/90 scrissi che all’epoca già era indagato, che era un futuro cliente di procure tribunali. Lui mi fece una causa civile nel ’96 e nel frattempo “L’Indipendente” fallì, quindi mi ritrovai senza avvocato del giornale. Per una serie di ragioni, non furono prodotti né la rassegna stampa che avevo preparato, né il registro degli indagati dove il suo nome era iscritto dal 29 settembre ' 95. Fui condannato a scucire 79 milioni di lire. Non li avevo e siccome nel civile i soldi li devi dare subito, mi fu pignorato un quinto delle stipendio, per anni.
 
Lo strumento della lite temeraria funziona?
Quello andrebbe incrementato. La stragrande maggioranza delle querele non sono per errori ma per cazzate e tentativi di spaventarti. Col tempo, chiaramente, più cause hai e meno ti spaventi, anche perché tanto pensi: io tutti quei soldi non li ho. Le prime querele spaventano molto, poi le buste verdi non le noti più. Come si scoraggiano? Con la cauzione. Tu fai causa e chiedi 100.000 mila euro, bene. Però devi mettere il 10 per cento sul tavolo, se perdi la causa, perdi anche la cauzione. Andrebbe associato il concetto di risarcimento per lite temeraria, perché se tu mi denunci, io mi preoccupo, non sono più libero di occuparmi di te, devo nominare un avvocato, quindi devi rischiare anche tu. O comunque essere certo di vincere la causa.
                                        
Diciamoci la verità: denunciare alla fine conviene.
Sì, chi rischia è quasi sempre il querelato. Il paradosso è che se ti denunciano e la denuncia viene archiviata perché ritenuta infondata, l’avvocato te lo paghi tu. Se vai a processo invece e ti assolvono, magari il giudice condanna il denunziante a risarcire le spese, ti va decisamente meglio. Quindi, se sei rinviato a giudizio hai speranza di essere risarcito, con l’archiviazione no.
Assurdo. I nostri codici sono scritti su misura per imputati colpevoli, non per gli innocenti che incappano in un processo. Un vero garantismo valido per tutti dovrebbe stabilire che se mi trascini in tribunale e perdi, gli avvocati me li paghi.
                                        
Le querele dei giudici fanno più paura?
Ne ho avute parecchie. L’esperienza mi ha insegnato che è la categoria meno corporativa che ci sia, non vedo tutta questa colleganza di cui parlano altri. Casomai il contrario: fanno a gara a chi ce l’ha più lungo, si divertono a dimostrare ai colleghi chi è più bravo, fanno le pulci l’uno al lavoro dell’altro.
                                        
Sei anche editore del giornale che dirigi. Quando a un tuo giornalista capita una grossa causa come ti muovi?
Il peggio è accaduto quando con le nostre inchieste abbiamo toccato Matteo Renzi. Non era accaduto nulla di simile neppure quando abbiamo toccato Berlusconi. Noi siamo spesso sul crinale della privacy, abbiamo fatto di tutto e di più convinti come siamo che la privacy praticamente non esista se il tuo privato si riflette nella vita pubblica, fatto sta che l’ultima volta che abbiamo toccato Renzi c’è stata addirittura una perquisizione nella sede del giornale. Parlo della perquisizione del luglio scorso (quella legata all’inchiesta di Marco Lillo sul caso Consip, con l’ormai famosa telefonata tra Renzi e il padre Tiziano), quando sono arrivati venti uomini della guardia di finanza, hanno sequestrati i computer dello stampatore, perfino quello dell’ art director. Questo senza minimamente tener conto del fatto che la fonte è sempre coperta da segreto professionale, per cui una perquisizione finalizzata a scoprire la fonte non è lecita.
                                       
Come è finita la storia?
Abbiamo impugnato il decreto e fatto ricorso in cassazione e la cassazione ci ha dato ragione. La procedura era illegittima, fatto sta che tra la perquisizione e la sentenza della cassazione sono passati sei mesi, nel frattempo la procura ha potuto frugare nel materiale sequestrato. Tutto questo può scoraggiare le fonti a parlare, è un danno enorme per i giornalisti.
                                        
Un giornalista può andare in galera?
Un giornalista che pubblica scientemente notizie false DEVE andare in galera.