martedì 10 luglio 2018

T. Merlo: B. scrive contro il Decreto Dignità


Un altro spassoso pezzo di Tommaso Merlo sul decrepito B.

Berlusconi scrive una lettera contro il Decreto Dignità. Il vecchio è preoccupato e cede alla sua incontinenza che ormai è anche politica. Ha un piede nella fossa e con l’altro scaccia una demenza senile ormai galoppante, eppure esterna ancora pubblicamente i suoi deliri.
Lo fa dalla sua beauty farm preferita, circondato da una squadra agguerrita di badanti che ha preso il posto della scorta, tra un massaggio tailandese all’esausta prostata ed uno shiatsu al suo ego inconsolabile. Il vecchio sarebbe preoccupato per “le imprese e per i lavoratori” e addirittura per i “drammi sociali che l’Italia deve affrontare”.
Già, tra le nebbie della sua mente riemerge in lui quel puro altruismo, quella passione politica disinteressata e quell’onesto senso civico che l’hanno sempre contraddistinto quando per ben tre volte gli italiani gli hanno dato fiducia. E in cambio se lo sono preso puntualmente in quel posto. Berlusconi è nato nel 1936, prima della Seconda Guerra Mondiale.


Quando lui aveva l’età dei rider o dei giovani precari – negli anni cinquanta – la gente impazziva per Marilyn Monroe ed Elvis Presley, suo coscritto quasi, ma più brutto di lui e che cantava peggio. Stava nascendo il Rock and Roll e sulla scena politica italiana dominavano De Gasperi e Togliatti. Per far capire a Berlusconi cosa sia WhatsApp e come funzionano le app con cui i nuovi schiavi italiani vengono sfruttati, ci è voluto un pool di psicologi e pedagoghi che hanno lavorato per settimane. Tutto tempo perso. Ciò che va oltre al caro televisore, per il vecchio è arabo. Tutto ciò che va al di là dei suoi interessi, è sempre stato arabo. Poveraccio.
Alla sua veneranda età avrebbe voluto crogiolarsi tra un pisolino e un ricordo di gioventù, tra una pisciatina furtiva e due passi all’aperto per alleviare l’artrite ed invece quel dannato telefono continua a squillare. È la sua servitù, sono i suoi politicanti e uomini d’affari che non si danno pace. Gira da tempo un cupo presagio: “dopo di lui il diluvio”. Forza Italia sta facendo la fine del Milan e si teme quell’infausto destino pure per Mediaset. Una situazione aggravata da quando quegli “incompetenti e manettari” che ricordano tanto “i nazisti” dei 5 Stelle hanno stravinto le elezioni e sembra che facciano sul serio.

Quelli sono pazzi furiosi, si sono messi in testa di fare davvero gli interessi dei cittadini, poveri cristi compresi, nuovi schiavi compresi. Del resto, non avendo interessi propri da difendere, difendono quelli di tutti. E non avendo amici ricchi, stanno dalla parte dei poveri. Roba da non credere. Il mondo alla rovescia. E quei “barbari” hanno perfino la delega alle telecomunicazioni, già parlano di tagliare i contributi all’editoria e presto tireranno fuori la storia del “conflitto d’interessi”. Una palla al piede per l’Italia, una miniera d’oro per il vecchio. Poveraccio. Il destino gli sta presentando il conto, vuole che assista alla fine del suo impero pezzo per pezzo. Che amarezza, che rimpianti. In cuor suo lo sa, doveva ritirarsi prima, doveva fermarsi prima senza piegarsi a quel suo ego malefico.


Avrebbe potuto spendere gli ultimi anni della sua vita nel lusso sfrenato in giro per il mondo girando sui suoi jet privati godendosi finalmente le sue proprietà e gli agognati soldi magari circondato da filosofi e pensatori invece che da mignotte e disquisire con loro sul senso della vita visitando le meraviglie del mondo.
 Ed invece è in Brianza, seduto su quel divano sgualcito col Dudù originale sulle ginocchia a guardare Barbara D’Urso tra un dolorino all’anca e una corsa sbilenca al gabinetto. Giornate solitarie e grigie tra pastiglie da prendere e zuppe alle verdure sognando la prossima fuga nella sua beauty farm preferita scortato dalle badanti. Almeno là può sonnecchiare in santa pace. Non come in quella casa buia, enorme e gelida dove quel maledetto telefono non smette mai di squillare.

Lo vorrebbe staccare ma non può. Deve sapere le novità da Ghedini sui processi infamanti che ancora lo perseguitano. È sotto processo da decenni, è in fuga da sempre. Che ossessione, che tormento. È proprio vero che la disonestà si paga comunque in un modo o nell’altro e perfino i ricchi la pagano e perfino in Italia. E deve alzare la cornetta per sentire le reazioni alla sua lettera contro il Decreto Dignità. Ha scritto che i 5 Stelle sono peggio dei “comunisti”. Come risposta ha raccolto pernacchie e sterco in faccia come d’abitudine ormai, ma è l’indifferenza generale che gli fa più male. È dannatamente dura credersi il Padreterno e riscoprirsi una iattura nazionale. E lo è ancora di più per un ego superbo come il suo che mai accetterà il suo triste destino. Mai accetterà che il diluvio è già iniziato da tempo e sta miseramente sommergendo anche lui.

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