lunedì 9 luglio 2018

Scanzi: Il Pd parla, parla, parla....

La fredda cronaca. Ciclicamente il Pd suole unirsi in consessi assai avvincenti: ogni volta si discute tantissimo, senza poi arrivare mai a una beata fava. L’ultimo, andato in scena ieri mattina tra ali di folla transennate a fatica, è stato vieppiù esaltante. Ripercorriamolo insieme.

1. Annina Ascani, prima di arrivare, ci fa sapere che è in treno e indossa un’immancabile maglietta rossa. Il grande capo Estiquatzi gioisce e fa la ola.

2. Orlando dice come quasi sempre cose giuste, salvo poi tradire il cipiglio di un Don Abbondio affetto da stipsi.

3. E’ il grande momento: arriva lui, la Diversamente Lince di Rignano. Onusto più di bomboloni che di gloria, Matteo Renzi ci induce ancora a sognare. Egli arringa la folla da par suo, gonfio come un otre mesopotamico (reperto fotografico 1) ed efficace come una pistola ad acqua contro il C4. La sua opera di demolizione certosina del partito non smette di commuovere. Daje Matte’.


4. Tra i passaggi salienti del suo discorso, quello in cui Renzi rivela che senza di lui i 5 Stelle avrebbero vinto già nel 2014, quello in cui ricorda di essere il Matteo buono che a differenza dell’altro salva le vite in mare e quello in cui svela di essere stato la controfigura di John Travolta nella scena finale di Grease.

5. La Boschi rivolge un “grande grazie” a Renzi, e dal suo punto di vista non ha certo torto. Toh: la Boschi non si vedeva da un po’. Era mancata un po’ a tutti. Stasera sarà alla festa del Pd (perdonate l’ossimoro) di Montemurlo: la sua presenza è piaciuta così tanto ai giovani del Pd locale che loro per rappresaglia volevano invadere la Polonia. Da segnalare a margine come la Boschi sia stata una settimana o giù di lì da Chenot, la nota clinica detox dei vip, ma non paia granché mutata fisicamente. Se ne deduce che ormai anche le diete remino contro il Pd e siano diventate fasciogrilloleghiste. È un mondo crudele.

6. Qualcuno osa contestare il sire sbiadito di Rignano, che reagisce con consueta grazia lanciando maledizioni a casaccio e ricostruendo la storia recente in maniera appena fantasiosa (lui non ha disarcionato Marino, lui ha combattuto la flessibilità, a lui Mazinga gli spiccia casa. Le solite cose).


7. Renzi dice che non se ne va dal Pd (grazie al cazzo: il suo partito personale è dato nei sondaggi al 4%) e che vincerà il congresso anche l’anno prossimo. La cosa bella (?) è che probabilmente ha ragione, perché i suoi competitori interni sono ficcanti come un’aringa morta nel Vingone.

8. Si noti: il Pd ha perso malissimo il 4 marzo, viene umiliato pressoché ovunque alle elezioni ed è oltre la morte politica, ma il congresso non si farà prima del 2019. Quindi, dalla Waterloo di marzo 2018, passerà più di un anno prima di un (non) cambio di rotta. Che tempi di reazione mitologici. In confronto un bradipo è Andrew Hove.

9. Non c’è nessuno al mondo più grillo-leghista di Renzi e renziani, grazie ai quali (salvo litigi interni) il Salvimaio potrà stare al governo fischiettando.

9 bis. Il Pd renziano è il partito più incapace, autolesionista, tragicomico e disastroso delle galassie occidentali (compreso Plutone e il distretto 7 di Urano). Sono così incapaci che se qualcuno gli consigliasse di andare a sculacciare i billi in Valdichiana, fallirebbero anche lì.

10. Il momento più bello di sabato è stato quando Martina ha deciso di reagire alla crisi del partito trasformandosi clamorosamente in Dylan Dog (reperto fotografico 2). Credevo di averle viste tutte, ma Martina novello Indagatore dell’Incubo mi mancava. Un abbraccio a Tiziano Sclavi. E Nardella nuovo Groucho Marx. Agile.

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