venerdì 29 giugno 2018

Tommaso Merlo: viva i populisti!

Togliere di mezzo Pd e Forza Italia è stata dura per il popolo italiano. Per decenni l’Italia è rimasta prigioniera della farsa destra-sinistra, illusa da quella trappola ipocrita che era il bipolarismo. E cioè due schieramenti che facevano finta di essere diversi, litigavano in campagna elettorale e poi andavano al potere e non cambiava mai nulla. Farsa che succede ancora in molte democrazie e in Italia era recitata da Pd e Pdl, i due poli. Farsa svergognata quando i cittadini italiani hanno smesso di crederci e Pd e Forza Italia sono stati costretti ad inciuciare tra loro pur di sopravvivere. Lo hanno fatto dimostrando che erano in realtà la stessa cosa, un emerito nulla.

Gruppi di potere, élite in competizione per qualche poltrona nel redditizio business della politica che sfruttavano vaghi retaggi ideologici del passato a fini di potere. Sommersi dal crollo del fasullo bipolarismo, Pd e Forza Italia si sono uniti contro il “populismo” inteso in senso dispregiativo ovviamente. Inteso come politica che risponde alla pancia della plebaglia, agli istinti peggiori, ai bisogni più elementari, alle paure più becere.
Populismo inteso come politica dai modi bruschi e dalle intenzioni sovversive e retrograde (a seconda della convenienza) proprie della gentaglia ignorante e rozza. Per Pd e Forza Italia – per tutta la vecchia politica – rappresentare sentimenti e necessità del “popolo sovrano” così come emergono, non sarebbe democraticamente sacrosanto ma un qualcosa di negativo, qualcosa addirittura di pericoloso e che svilisce la nobiltà della politica.

Uno snobismo elitario che colpisce ancora di più se proviene da partiti che si definiscono di sinistra e cioè partiti che storicamente si ergevano a paladini degli ultimi, dei più deboli ed oggi invece disprezzano le istanze che emergono dal popolo. Le guardano dall’alto verso il basso, con la puzza sotto il naso e una volta entrati nei palazzi le tradiscono puntualmente schierandosi dalla parte dei potenti, dei ricchi, degli interessi economici. La sinistra in Italia è morta per questo.


Si è ridotta ad élite di politicanti professionisti che indossano l’eschimo in campagna elettorale e lo smoking una volta strappata una poltrona. Politicanti perbenisti e parolai che pavoneggiavano chissà quali superiorità morali ed intellettuali con le quali una volta nei palazzi filtrano il volere popolare e lo canalizzano nelle direzioni che loro – e solo loro – ritengono essere le più idonee, le più giuste.

Si mettono di mezzo. Proprio quello che è successo in Italia e non solo al Pd. Finite le campagne elettorali, i vecchi partiti mettevano da parte bandiere e slogan e programmi e si richiudevano nei palazzi a fare le “cose serie”, quelle che interessavano a loro e ai loro sponsor svendendo la volontà popolare al migliore offerente. Si occupavano di un sistema che gli gratificava ego e tasche e riducevano il rapporto col popolo alla lettura dei sondaggi o a qualche passerella propagandistica televisiva. Un gioco che stava in piedi grazie ad un trucco vecchio come il mondo: dividere il popolo e farlo litigare alimentando faziosità create ad arte per celare un totale e comune vuoto di contenuti politici. Perversioni democratiche di élite autoreferenziali che i nuovi “populismi” stanno spazzando via, anche se in modo diverso.

Coi populismi il popolo torna al centro della scena democratica, torna sovrano. E la politica lavora al suo servizio. Si occupa cioè delle questioni che il popolo ritiene più importanti e risolve i problemi che il popolo ritiene prioritari. Fatti, non chiacchiere con un’agenda dettata dalla strada. Ma il Movimento 5 Stelle va addirittura oltre facendo saltare il muro tra popolo e politica, tra cittadino e suo rappresentante che essendo la stessa cosa (cittadini), hanno le stesse identiche necessità, paure e sensibilità ma anche linguaggio e comportamento. Questo è un punto cruciale che i benpensanti forzapiddini non riescono proprio a cogliere.

Col Movimento 5 Stelle, i programmi sono scritti dai cittadini e poi alcuni di loro ritenuti più capaci, vanno nei palazzi per tentare di realizzarli. Se riescono bene, altrimenti ci proveranno altri alla fine dei due mandati. Un approccio che porta la democrazia avanti di decenni rispetto al fasullo bipolarismo e alle caste di politicanti forzapiddini che oggi – caduti nel baratro – straparlano di organizzare conclavi di culi flaccidi in cui partorire a tavolino chissà quali nuove ricette magiche e raccattano presunti nuovi leader con cui rilanciare.
Non hanno ancora capito che è cambiato il paradigma e per certe farse partitiche non c’è più spazio. Non hanno ancora capito che quel “populismo” che loro disprezzano tanto, è in realtà una salutare ribellione del popolo verso il potere sordo ed ottuso dei vecchi partiti, è la riscossa del popolo dopo anni in cui è stato sfruttato e umiliato da meschine caste di politicanti ed oggi decide di ritornare protagonista della scena politica. Come prevede la democrazia.
(fonte Infosannio)

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