martedì 19 giugno 2018

Scanzi: Renzi sempre più "odiato"

Gioiamo tutti, giacché Egli è tornato. A furia di sentir parlare Salvini, c’era il rischio che per contrasto il centrosinistra uscisse dalla crisi. Così, per stroncare ogni speranza, è intervenuto il curatore fallimentare di sempre: Matteo Renzi.

Domenica la Diversamente Lince di Rignano ha di nuovo raso al suolo il Pd, prima da Lucia Annunziata e poi con un post mitologico. Leggiamolo insieme: “Colpisce, semmai, il silenzio de- gli intellettuali, delle cantanti, degli attori, dei commentatori che in questi mesi ci hanno spiegato che i Cinque Stelle erano la vera sinistra. Mentre Beppe Grillo che stacca un biglietto per Pontida è il vero rappresentante, francescano si direbbe, del proletariato. Tesi suggestiva. Chissà se qualcuno di questi intellettuali-cantanti-attori-commentatori sentirà il bisogno di dire qualcosa nei prossimi giorni”.


Perculando milioni di persone che hanno creduto nel M5S, Renzi si è garantito il loro disprezzo eterno. Strategia finissima. Le sue parole contengono poi quell’antico paraculismo che è cifra distintiva della Lince Guizzante del Valdarno: prima ha tifato per il tanto peggio tanto meglio, bom- bardando l’eventuale dialo- go Di Maio-Martina. Ora finge di dolersi che i 5 Stelle siano diventati fascisti, nazisti e magari anche fan di Nardella. Genio. Ogni volta che parla, Renzi riesce a stare sulle palle a tutti. Impeccabile il commento di Alessandro Robecchi, certo non un fan del governo Salvimaio: “Niente da fare, non ci ha ancora capito un cazzo”.

Parlare ancora di Renzi è come sparare sulla Croce Rossa. Un giorno dice che smette, quello dopo si dà al tennis, quello dopo ancora fa conferenze in giro per il mondo (dove, e qui sì che c’è del talento, si fa pagare per insegnare agli altri come distruggere un partito). Se ogni crollo ha la sua immagine che racchiude la fine di un’era (?), quella di Renzi è accaduta al Senato quando si votava la fiducia: lui che parlava, appesantito e sbiadito, mentre Di Maio sghignazzava e Salvini lo guardava con supponenza definitiva. Una mattanza. Al post di Renzi, che ce l’aveva anzitutto col Fatto, si potrebbe rispondere in tanti modi.

Che il Salvimaio era l’unico governo possibile, stante i numeri e i (suoi) veti. Che ha detto più cose di sinistra Di Maio sul caso rider/Foodora che Renzi in tutta la sua vita. Ma sarebbe tutto gasparrico, cioè inutile. La situazione, al netto della propaganda piddina, è molto chiara: l’appiattimento dei 5 Stelle nei confronti della Lega ha polarizzato pareri già esistenti.

Ha cioè fatto sì che i grillini fossero ancora più odiati da chi già non li votava: elettori Pd, Leu, Potere al popolo, astenuti di sinistra. Il caso Aquarius ha spostato poco in ottica consensi 5 Stelle, che casomai crolleranno se si scoprirà che “rubano come gli altri”e se non concretizzeranno battaglie identitarie (conflitto di interessi, anticorruzione).
“I commentatori” stanno zitti perché sapevano che sarebbe andata a finire così. E tutto sommato gli va bene così: senza fare cortei, ma gli va bene così. Detta ancora più chiaramente: costretti a forza, gli elettori di sinistra vicini al M5S non avrebbero dubbi su chi scegliere tra Renzi e Salvini. Invece di cinguettare come un bimbominkia tardivo e al tramonto, Renzi dovrebbe riflettere su questa sua ennesima impresa: essere riuscito a divenire persino più indigesto di Salvini, e non agli occhi di Borghezio ma a quelli di milioni di elettori provenienti dalla sinistra. A suo modo, un capolavoro. Daje Matteo.
(fonte Il Fatto Q.) 

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