mercoledì 13 giugno 2018

Renzi e l'Airbus da 150 milioni (che non è quello di Conte)

In questi giorni Conte è stato attaccato per aver usato un aereo di Stato per andare al G7.
Il “volo blu”, diretto al G7 di Charlevoix, in Quebec, è decollato alle 19 da Roma. Per la sua trasferta in Canada, quindi, il neo presidente del Consiglio non ha utilizzato un volo di linea, tema sul quale negli scorsi anni sono state vibranti le polemiche dei Cinque Stelle. Ma, precisano i pentastellati all’Ansa, non si tratta del Airbus A340, aereo voluto da Matteo Renzi e costato 150 milioni di euro, e assicurano anche di aver tentato fino all’ultimo di provare ad organizzare la trasferta con voli di linea.


Una soluzione resa complicata dal tempo che sarebbe stato necessario, causa scali, per raggiungere la destinazione canadese e per l’esigua disponibilità di posti sui voli delle tradizionali compagnie per una partenza quasi “last minute” che “sarebbe costata di più”. In ogni caso, assicura il M5s, è intenzione del premier utilizzare il più possibile aerei di linea soprattutto per le tratte più brevi. La notizia della scelta di aereo fatta dalla presidenza del Consiglio ha comunque provocato la reazione dell’opposizione. Per Michele Anzaldi, deputato del Partito Democratico, “Conte prende esattamente lo stesso aereo usato da tutti i presidenti del Consiglio”, compreso Renzi.

Ma ricordiamo, per gli smemorati, che anche Renzi, prima di essere stato eletto, sparava contro i privilegi, compreso gli aerei, poi...

Il capriccio di Matteo Renzi – un mega aereo di Stato a noleggio, l’Air Force Renzi – è riassunto in una cifra altrettanto mega: 149.557.812 euro. Il fiorentino ha lasciato Palazzo Chigi da quasi una dozzina di mesi e non usufruisce del quadrimotore di proprietà di Etihad (già azionista al 49 per cento di Alitalia), ma il conto è arrivato in Parlamento soltanto in questi giorni sotto forma dei documenti sui contratti attivati dal ministero della Difesa nel 2016.
I 150 milioni dell’Air Force Renzi sono opportunamente “nascosti” in una tabella allegata – che proponiamo in pagina – “distrattamente” neppure presente all’interno del faldone pubblicato (si tratta del dossier CCXLV, cioè 245 in latino, che per legge deve essere diffuso ogni anno assieme al bilancio della Difesa). Oltre al costo per l’affitto, si scopre pure la durata dell’accordo con gli emiratini: sette anni, che scadono nel 2023.

Etihad ha consegnato l’Airbus 340-500 nel gennaio del 2016, dopo ripetuti interventi di conversione e riqualificazione del mezzo che ha effettuato il primo volo il 31 marzo 2006. La giustificazione dell’operazione è spiegata nel documento con la necessità di ottemperare alla normativa “Etops”, le limitazioni a cui sono sottoposti gli aerei commerciali quando sorvolano gli oceani. Ma è una menzogna: i quadrimotori commerciali non esistono quasi più. L’Alitalia, per dire, ne è sprovvista. Per colpa dell’azienda disastrata?

L’americana Delta Airlines, che ha oltre mille aerei in servizio, dispone di quattro quadrimotori, degli anziani Boeing 747, i Jumbo Jet. Etihad, su 124 aerei, solo 13. Il primo volo transatlantico su un bimotore risale addirittura all’aprile 1985 e venne compiuto da un aereo della Twa. Parliamo di 32 anni fa, dunque. Da Londra a Tokyo servono 12 ore di volo. La British Airways copre la rotta con dei bimotori Boeing 787 Dreamliner, il costo per ora di volo è la metà esatta dell’aereo di Stato.
Il quadrimotore turbofan, ritirato dal mercato nel 2011, subito ribattezzato Air Force Renzi, è talmente grosso che deve atterrare a Fiumicino e non a Ciampino, dove opera il 31° stormo dell’Aeronautica militare e dove sono parcheggiati gli aerei di Stato. Il fiorentino ha bramato a lungo l’anacronistico Airbus per le traversate oceaniche, le riunioni ad alta quota, soprattutto con le connessioni internet a bordo, ma per aggirare le polemiche (e la trasparenza) ha costretto il governo a secretare i contratti e non l’ha mai neanche utilizzato per non danneggiare la campagna elettorale sul referendum costituzionale.

L’Airbus 340-500 con le insegne provvisorie della Repubblica italiana, dopo un anno e mezzo di rullaggi tecnici e addestramenti del personale, ha esordito in una trasferta negli Stati Uniti e in Canada dell’aprile 2017 con Paolo Gentiloni presidente del Consiglio. In sostanza: per un quinto del tempo del noleggio, l’Italia ha pagato Etihad senza usare l’Air Force Renzi, se non – va ricordato – per una missione del sottosegretario Ivan Scalfarotto a Cuba. L’ex premier ha sempre negato spese folli per l’Airbus, confidando sulla riservatezza nella triangolazione Difesa-Etihad-Alitalia. Ma già nel 2016, invece, una “nota aggiuntiva” del ministero di Roberta Pinotti segnalava un aumento del 622 per cento sul 2015 delle “funzioni esterne” per i voli di Stato: 15 milioni di euro, come rivelò il Fatto, forse serviti per la manutenzione straordinaria del velivolo. Denaro che si perde, non è mica un investimento.
Nel 2023, per l’appunto, l’Italia dovrà restituire l’Airbus a Etihad dopo aver saldato rate per 149 milioni, più gli eventuali extra. E pensare che nel 2011, l’ultima stagione di produzione per un esemplare quadrimotore del costruttore franco-tedesco, per un aereo nuovo si spendevano 261 milioni di dollari. Appurato che un velivolo di queste dimensioni non serve se non a soddisfare delle manie di grandezze, una possibile “motivazione” è che sia una sorta di favore per risarcire Etihad dell’impegno in Alitalia. Fu proprio Renzi a sollecitare il soccorso di Abu Dhabi per salvare l’ex compagnia di bandiera italiana.




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