martedì 15 maggio 2018

Il peso dell'eventuale aumento dell'Iva

Il governo che nascerà (se nascerà...) dovrà occuparsi di parecchie questioni gravose, tra le quali vi è l’aumento dell’Iva.
Se il prossimo governo non riuscisse a evitare l’aumento dell’Iva, questo significherebbe nel 2019 una spesa media di tasse maggiore di 242 euro per ogni famiglia italiana. In particolare, il rincaro sarà di 284 euro per famiglia al Nord, 234 euro al Centro e 199 al Sud. La previsione è stata fatta dalla Cgia, Associazione Artigiani e Piccole Imprese, tramite una simulazione teorica.

Se nel 2018 non verranno trovati 12,4 miliardi infatti, l'iva passerà dal 22 al 24,2% (con il decimale tanto per rendere più complicati persino i conteggi) e quella ridotta dal 10 all’11.5%. Con questo l’Italia potrebbe avere l'ennesimo primato negativo e diventare il Paese con l'Iva ordinaria più alta d'Europa.
Dalla sua introduzione nel 1973, sono trascorsi 45 anni e fino ad oggi è aumentata nove volte, per un totale di 10 punti, un record tra i Paesi Eu.


Paolo Zabeo della Cgia ha dichiarato: “bisogna assolutamente evitare l’aumento dell’Iva. Non solo perché colpirebbe in particolar modo le famiglie meno abbienti e quelle più numerose, ma anche perché il ritocco all’insù delle aliquote avrebbe un effetto recessivo per la nostra economia. Ricordo che il 60% del Pil nazionale è riconducibile ai consumi delle famiglie. Se l’Iva dovesse salire ai livelli record previsti, per le botteghe artigiane e i piccoli commercianti sarebbe un danno enorme, visto che la stragrande maggioranza dei rispettivi fatturati è attribuibile alla domanda interna”.

Nel 1973 l’aliquota ordinaria era al 12%, mentre ora si attesta al 22%, con un aumento di 10 punti. La Germania ha subito invece una variazione di 8 punti, passando dall’11 al 19%, l’Olanda ha invece avuto un aumento di 5 punti, passando dal 16 al 21%. La Francia è l’unico Paese in questa comparazione che non ha registrato alcun incremento.

Il segretario della Cgia Renato Mason ha osservato: “se è vero che in questi 45 anni abbiamo subito l’incremento d’aliquota più significativo, è altresì vero che nel 1973 quella applicata in Italia era, tranne la Germania, la più contenuta. Tuttavia, se l’aumento previsto non sarà ulteriormente spostato in avanti, dal 2019 i consumatori saranno sottoposti all’aliquota Iva ordinaria più alta in Ue, con un serio rischio che l’economia sommersa assuma dimensioni ancor più preoccupanti”.

Tra beni e servizi colpiti dall’aumento dell’Iva ridotta ci sarebbero beni primari come carne, pesce, spezie, cacao, prodotti della pasticceria e biscotteria, salse, cioccolato, condimenti composti, aceto, preparati per zuppe e minestroni, acqua minerale, legna da ardere in tondelli, ceppi; energia elettrica e gas metano metano per uso domestico; ristrutturazioni edilizie solo per dirne alcune.

Tra i prodotti invece che vedranno salire l’iva al 24,2% ci sarebbero vino, abbigliamento, calzature,  elettrodomestici,  auto, mobili e quanto altro non abbia l'Iva ridotta.

Un aumento che, in ogni caso, comporterebbe non pochi problemi a quelle piccole e medie imprese che rappresentano lo zoccolo duro dell’economia italiana e alle famiglie su cui grava l'imposta totalmente.

Nessun commento:

Posta un commento