martedì 3 aprile 2018

Vitalizi, sarà la volta buona?


In questi giorni si parla tanto della benedetta abolizione dei vitalizi, tanto giustamente contestati ma che nessuno ha mai abolito. Che sia la volta buona?

Ma se ci di dovesse  riuscire, vi sarà poi la Corte Costituzionale a fermare il tutto, visto che i diritti dei parlamentari pare non si possono mai toccare mentre quelli dei cittadini sono sempre rivisti al ribasso??

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"Il M5S intende affrontare il tema dei vitalizi con una delibera in Ufficio di presidenza. E come questore anziano sottoporrò da subito al collegio la necessità di intervenire di concerto con l’Ufficio di presidenza". 

Riccardo Fraccaro, braccio destro di Luigi Di Maio, eletto la settimana scorsa questore alla Camera dei deputati, avvisa senza mezzi termini che, tempo qualche giorno, sarà deciso che gli assegni che attualmente ricevono gli ex deputati e i loro eredi dovranno essere ricalcolati retroattivamente con il sistema contributivo, con la conseguenza di un taglio più o meno rilevante, a seconda dei casi, degli importi fino a oggi in pagamento.


Mentre per le future prestazioni i contributi verranno versati per ogni parlamentare all’Inps o alla cassa professionale alla quale è iscritto e i versamenti si cumuleranno a quelli derivanti dal lavoro ordinario con una sola pensione secondo le regole valide per tutti. 

"Partiremo dai vitalizi degli ex parlamentari – ripete Fraccaro –. Abbiamo l’occasione di sanare una volta per tutte questa ingiustizia". Per farlo serve la maggioranza dei componenti dell’organismo della Camera, ma i 5 Stelle, ai quali manca solo un voto, da un lato sono sicuri che le altre forze politiche difficilmente si potranno opporre e, dall’altro, hanno già incassato l’appoggio della Lega. 


"Non è possibile – ha insistito il leader del Carroccio Matteo Salvini – che ci siano deputati o senatori che lo hanno fatto magari per un anno e che sono in pensione da tempo per 2-3 mila euro mensili, è immorale. Non salva i conti del Paese, ma è un segnale". 

Ma quali sono i cambiamenti in arrivo? La delibera è di fatto pronta. Va innanzitutto sottolineato che l’attuale sistema "pensionistico" per i parlamentari è stato riformato nel 2012 proprio con una delibera degli Uffici di presidenza di Camera e Senato. Da quell’anno è previsto che il trattamento previdenziale dei parlamentari, una volta a casa, sia ottenibile, con almeno 5 anni di legislatura, a 65 anni (a 60 con due o più legislature) e che sia calcolato sulla base dei contributi versati.

Ma queste regole valgono solo dal 2013 in avanti, perché per i periodi svolti fino a quella data il sistema di calcolo è quello ampiamente più favorevole legato all’ammontare delle indennità percepite. 


La nuova stretta, allora, dovrebbe basarsi su due aspetti. Dalla legislatura appena cominciata, per il futuro, i parlamentari non riceveranno più una pensione specifica come ex, ma i contributi confluiranno nei fondi di previdenza ai quali sono già iscritti come lavoratori, per dare luogo a un solo assegno secondo le regole normali. "Deputati e senatori devono avere una pensione come tutti i normali cittadini", spiega Fraccaro.

Per i vecchi vitalizi – questo il secondo aspetto – scatterà una sforbiciata secca. "I vitalizi basati sul sistema retributivo – incalza – vanno semplicemente aboliti". Con il ricalcolo dei trattamenti sulla base dei contributi effettivamente versati: in pratica un salasso che per le rendite con meno versamenti potrebbe comportare anche tagli di oltre il 50 per cento.

Sono circa 2.600 i vitalizi in pagamento, con assegni mensili che in taluni casi superano anche i 9-10 mila euro netti. Per un totale di circa 190 milioni di euro l’anno. Sono principalmente questi "vecchi" trattamenti, calcolati con il metodo "retributivo", a finire sotto la ghigliottina delle nuove regole che, prima alla Camera poi anche al Senato, dovrebbero vedere la luce nel giro di qualche settimana. Regole fondate sul sistema di conteggio contributivo e che comporteranno un ricalcolo retroattivo degli assegni liquidati nei decenni scorsi. Non saranno colpite, invece, le pensioni o le quote di pensione maturate nella legislatura appena chiusa perché dal 2012, ma solo da quell’anno in avanti, vale già il calcolo basato sui versamenti

A finire sotto tiro saranno ex politici eccellenti o di lungo corso, ma anche ex deputati o ex senatori di passaggio. Così come anche illustri sconosciuti, o sconosciute nel caso di rendite di reversibilità trasferite a vedove e figli.


Scegliendo tra i tanti, si scopre che c’è anche il più giovane baby pensionato del Parlamento: Giuseppe Gambale, eletto con la Rete di Leoluca Orlando, che dal 2006, appena 42enne, incassa, con quattro legislature alle spalle, circa 4.800 euro netti mensili.

Toni Negri, invece, con 64 giorni di legislatura effettivi e nove sedute assembleari, dall’elezione alla fuga, si è portato a casa oltre 2 mila euro netti per anni, fino alla sospensione nel 2016.

Il recordman del vitalizio, però, rimane l’ex dc Publio Fiori, con circa 10.131 euro mensili netti. Ma non va male neanche per Eugenio Scalfari, con 2.269 euro mensili per essere stato a Montecitorio dal ’68 al ’72.
Tra i nomi noti anche Gianni Rivera: quattro legislature e 5.200 mila euro di vitalizio;

l’attrice Carla Gravina, un mandato alla Camera nelle file del Pci, e un assegno da 2.123;

Ilona Staller, in arte Cicciolina, con 2.231 euro.

Ombretta Colli, più legislature, con 3.460 euro;

Gino Paoli, una legislatura e un mensile di 2.140 euro.

Foltissima ovviamente la categoria degli ex politici.

Ciriaco De Mita e Gerardo Bianco, Arnaldo Forlani e Paolo Cirino Pomicino, gli ex presidenti della Camera della Seconda Repubblica, come Gianfranco Fini, Fausto Bertinotti. E poi: Massimo D’Alema, Achille Occhetto, Walter Veltroni, Nichi Vendola.

Tutti con assegni mensili oscillanti tra i 4 e i 5 mila euro mensili.
Insomma, una discreta falange di ex che, almeno secondo gli annunci di Antonello Falomi, presidente dell’Associazione degli ex parlamentari, non ha nessuna intenzione di lasciar passare il salasso e minaccia ricorsi in tutte le sedi.

(fonte Quotidiano Net)




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