mercoledì 11 aprile 2018

Bechis:i vitalizi si possono togliere, se si vuole...


Sul Corriere dell’Umbri, Franco Bechis scrive sui vitalizi, argomento molto dibattuto in questi giorni perché cavallo di battaglia del neo presidente della Camera, Roberto Fico.

Per abolire i vitalizi, scrive Bechis, “Non serve alcuna legge costituzionale, basta una delibera dell’ufficio di presidenza. Sono nati in segreto una notte di dicembre del 1954, e sono cambiate poi negli anni.

Botte da orbi domenica sera nello studio televisivo di Massimo Giletti, che nel suo programma “Non è l’Arena” su La7 aveva preso di petto l’ipotesi di abolizione anche retroattiva dei vitalizi per gli ex parlamentari.

Roberto Fico
A scatenare la baraonda una telefonata velenosa dell’ex deputato di An- Pdl e Fli Italo Bocchino, che oggi fa il lobbista (e lo ha fatto con qualche guaio anche per l’imprenditore Alfredo Romeo). In trasmissione si è discusso di abolire i vitalizi e ovviamente non erano d’accordo gli ex parlamentari e il legale che li assiste (un ex anche lui, l’avvocato Maurizio Paniz), convinti che gli assegni non possano essere cambiati se non ricorrendo a una legge costituzionale che avrebbe tempi lunghissimi. Ma non è così. Vediamo perché.

I vitalizi ci sono ancora.
Oggi i vitalizi esistono, e ogni mese vengono erogati dal Parlamento e dalle regioni italiane. Dal primo gennaio 2012 in poi però deputati e senatori hanno un regime previdenziale diverso, che si avvicina a quello contributivo (più favorevole però nei coefficienti e nell’età pensionistica).

Tutti i percettori di vitalizi continuano a prenderli, e quelli che sono andati in pensione dopo quella data o che devono ancora andarci prenderanno un assegno vitalizio fino al 31 dicembre 2011, e pensionistico dal giorno dopo in poi. Chi ha preso questa decisione? Gli uffici di presidenza delle camere con una loro delibera.

Il patto segreto.
Esiste una legge costituzionale che ha istituito i vitalizi parlamentari? No. Una legge ordinaria? No. Esistono solo delibere degli uffici di presidenza del Parlamento. La prima è stata segretata, e mai resa pubblica. Sappiamo della sua esistenza grazie a una lettera di dimissioni di un deputato della Dc- Giuseppe Veronesi- allegata al resoconto d’aula della Camera dei deputati della seduta del 23 dicembre 1954. Veronesi si dimetteva perché la notte prima in un “comitato segreto” dell’ufficio di presidenza di Montecitorio si erano inventati i vitalizi, stanziando per l’occasione 452 milioni di lire. “La nostra gente, e specie la povera gente”, si era indignato Veronesi, “ha bisogno di buoni esempi. A me sembra che questo buon esempio con le procedure segrete non si dia e perciò presento le mie dimissioni da deputato…”.

La cassa cassata.
Quel giorno nacquero i vitalizi, ma per pagarli ci volle un regolamento, fatto nel 1956, istituendo la cassa di previdenza dei Parlamentari. Alla cassa venivano versati i contributi, poi investiti in titoli di Stato.
Il regolamento è stato modificato negli anni, e la cassa a un certo punto fu “cassata”: si decise di pagare una buonuscita ai parlamentari, i soldi non c’erano, e furono presi da lì mandando a rotoli il sistema dei vitalizi che così è diventato a carico dei contribuenti italiani.


La Corte Costituzionale.
Quella delibera segreta fu acquisita dalla Corte Costituzionale nel 1994, per una causa fatta da dipendenti pubblici. In quella sentenza, firmata dal presidente Francesco Paolo Casavola e dal relatore Enzo Cheli, fu scritto nero su bianco che i vitalizi avevano come unico fondamento giuridico “i regolamenti interni delle Camere”.
Frase che taglia la testa al toro: se gli uffici di presidenza delle Camere li hanno istituti con delibere e regolamenti, possono cambiarli, tagliarli, anche abrogarli retroattivamente con semplici riunioni degli uffici di presidenza. E quegli atti sarebbero impugnabili solo davanti agli organi interni delle Camere. Per cambiare i vitalizi quindi basta qualche minuto di riunione interna. Sempre che lo si voglia fare.”

 


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