giovedì 29 marzo 2018

Pluriomicida condannato a 2 ergastoli in libertà

C’è chi, per essere assolto dal reato di furto di una melanzana, ci mette anni e 8000 euro di soldi pubblici, e chi viene rimesso in libertà senza motivo dall’ergastolo per omicidio, come nel caso dell’assassino di Graziella Campagna.

Scomparsa il 12 dicembre 1985 nel Messinese, fu ritrovata dal fratello due giorni dopo, uccisa a colpi di lupara. Il caso venne riaperto nel 1996 da "Chi l'ha visto?", con i numerosi appelli dei familiari e del loro legale, avvocato Fabio Repici, fino alle condanne in Cassazione.

Il fratello di Graziella impara della scarcerazione di  Giovanni Sutera perché il delinquente viene di nuovo arrestato per traffico di droga: “È una vergogna che uno degli assassini di mia sorella Graziella fosse libero. Già a dicembre 2009 avevamo assistito sgomenti alla scarcerazione di Gerlando Alberti junior per falsi motivi di salute. Oggi, solo perché è stato arrestato per traffico di droga, scopriamo che aveva riottenuto la libertà. Ringrazio i Carabinieri di Firenze che hanno arrestato Sutera e i suoi complicilla ma chiedo anche che subito la Procura generale di Firenze faccia richiesta di revoca della liberazione condizionale che era stata ingiustamente regalata a Sutera. Giovanni Sutera è stato condannato all’ergastolo per la feroce uccisione di mia sorella Graziella ed è giusto che lo sconti fino all’ultimo giorno di vita. Quella vita che a mia sorella fu rubata a diciassette anni.” Pietro Campagna parla così a “Chi l’ha visto?”.


Sutera,  condannato in via definitiva all’ergastolo nel 2009, è stato arrestato a Firenze insieme ad altre tre persone accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.


Questa è la giustizia italiana. Un pluriomicida con due ergastoli (era già stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di un gioielliere fiorentino) si trovava in libertà condizionata già quando uccise Graziella. La Campagna venne uccisa perché trovò un’agendina nella giacca di un mafioso, Gerlando Alberti Jr, che era andato a portare a lavare i suoi vestiti nella lavanderia in cui lavorava. Forse Graziella lo lesse e ne parlò con qualcuno.
Pochi giorni dopo, mentre aspettava il bus alla fermata dopo il lavoro, venne costretta a salire in un’auto, portata in una cava fuori Messina e venne uccisa a colpi di pistola.

La condanna di Sutera divenne definitiva solo nel 2009 (dopo 24 anni di processi, depistaggi e immancabili coperture istituzionali). Poi, lasciato il carcere nel 2015, ha avuto pure la possibilità di aprire un bar a Firenze ma la vera attività di Giovanni Sutera e del fratello Renato,  secondo gli inquirenti, sarebbe stata quella di  finanziare, con circa 40 mila euro,  un’associazione a delinquere che coltivava in Spagna marijuana da portare e spacciare in Italia.

Qualcuno evidentemente aveva di nuovo deciso di lasciare in libertà questa “persona” non ritenendolo più pericolosa. Del resto può essere pericolosa una persona che ha ammazzato due persone e trafficava con droga e mafia? No, per la giustizia italiana può proseguire anche a delinquere, come tanti altri. 
 

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