sabato 24 marzo 2018

Bocchino (a altri) ottengono ancora il vitalizio

Mentre tutti sono concentrati sulla creazione del nuovo governo, La Verità scoperchia un colpo di mano a camere chiuse.


Alcuni onorevoli, tra i quali Italo Bocchino, hanno fatto ricorso contro la caduta dei vitalizi e hanno vinto: potranno incassare subito l’assegno. Senza aspettare di compiere i 60 anni. Ed evitando la scure dei 5 stelle in arrivo.

Bocchino si dimostra anche incoerente. Il sistema contributivo per le pensioni dei parlamentari era stato votato con ampia maggioranza all’epoca del governo di Mario Monti. Tra i principali sponsor di questa legge c’era anche l’ex finiano Italo Bocchino che, anche recentemente, si era espresso in questi toni: «Ero indignato all’idea di poter avere la pensione già dai 50 anni – aveva affermato -. E sono rasserenato dal fatto che mi è stata tolta per i prossimi 15 anni».


Peccato che, su questa sua nobilissima posizione, sembra aver fatto retromarcia. Secondo quanto riportato dal quotidiano, infatti, Italo Bocchino – insieme a un altro manipolo di ex parlamentari composto da Daniele Molgora, Mario Landolfi, Roberto Rosso, Roberto Menia, Tommaso Foti, Filippo Ascierto e Mario Valducci – è riuscito a vincere il ricorso contro quel passaggio al sistema contributivo.

Così, non dovrà aspettare i 60 anni (secondo il sistema contributivo, infatti, per ricevere l’assegno servono 60 anni se si sono accumulate più legislature e 65 se si è stati eletti per un solo mandato) per incassare la pensione, ma potrà ottenerlo subito. All’età di 51 anni o giù di lì.

Il 20 marzo, infatti, il Collegio d’appello della Camera, nel silenzio mediatico,  ha dato ragione ai ricorrenti che avevano presentato richiesta di revisione del sistema contributivo per quanto riguarda i loro casi nel 2015.
Ha riconosciuto, infatti, l’anomalia della loro posizione e – allo stesso tempo -, in assenza di un più chiaro ordinamento regolamentare, ha affermato che la stessa situazione potrebbe toccare anche ad altri deputati o ex deputati nelle stesse condizioni.
Suonano a questo punto profetiche le parole di Luigi Di Maio di qualche giorno fa, rivendicando per il Movimento 5 Stelle la presidenza di palazzo Montecitorio: «Abbiamo chiesto la presidenza della Camera perché qui ci sono più vitalizi da tagliare che regolamenti da modificare».

Perché per i comuni mortali valga la regola del passaggio dal retributivo al contributivo, per i politici invece no?

(fonte La Verità 23/03/18)

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